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fucinedigitali

lunedì, marzo 24, 2003

E adesso "liberiamo" pure i Curdi! I Turchi, benevolmente, entrano in Iraq. Ci crede solo Frattini

Una fascia di protezione "preventiva". Grazie agli USA adesso ognuno fa come meglio gli pare. I Turchi entrano in Iraq. Aspettiamoci una serie di invasioni a catena.
Per un articolo sul tema www.ansa.it.
posted by brv3 3/24/2003 02:56:00 PM

venerdì, marzo 21, 2003

Boicottaggio. Istruzioni per l'uso

In attesa di una strategia politica nuova ci affidiamo a scioperi e boicattaggi. Male non fanno.
Di seguito una serie di link utili:
Stop Esso
Come boicottare i Repubblicani
700 siti contro il Presidente
Boicottare Bush
Greenpeace contro le armi
Le società che hanno sostenuto la campagna dei Repubblicani
Friends of the Earth
Le alternative per un consumo etico


Ringrazio "Il Nuovo" per le informazioni.

posted by brv3 3/21/2003 04:16:00 PM

giovedì, marzo 20, 2003

Strategie e paradigmi

Attaccano. Com'era prevedibile. Com'era scontato. Com'era deciso prima
dell'undici settembre. Il nostro Governo - basi o meno - ha appoggiato la
dottrina Bush. Prova ulteriore è l'ennesimo arruolamento forzato proveniente
dalla Casa Bianca: siamo tra i trenta paesi della coalizione che sostengono
l'attacco. Così ci fanno sapere. Nessuno dal Governo replica. Il capo è il
capo. Ne terrà conto quando sarà il momento.

L'Italia, ancora una volta, non sa esprimere una posizione autonoma e
autorevole. Anche gli inseguimenti (sentiti o ipocriti) al pensiero del Papa
sono pericolosamente ideologici. Ogni parte ha cercato di approfittarne.
L'indipendenza, la scelta in merito alle questioni, resta nel nostro Governo
e nel nostro Parlamento fantapolitica.

Oltre a Blair esistono in Europa altri maggiordomi, tutti con lo stesso
senso di inferiorità. Oltre alle nuove destre Spagnole ed Italiane
(rappresentate da una serie di buffoni di corte), ci sono purtroppo alcune
delle neo-democrazie liberali dell'ex blocco sovietico. La compagnia è ben
nutrita, lo spazio per le foto di gruppo e i sorrisi al capo è accogliente.

Restano sul campo le manifestazioni di piazza, la rappresentatività
democratica, le Nazioni Unite.

Restiamo sconcertati. Cerchiamo un'altra via democratica per raggiungere i
nostri obiettivi. Cerchiamo uno sfogo democratico alla protesta, alle idee,
alle parole.
Non è tutto perduto, ma c'è bisogno di strategia. C'è bisogno di attenzione
ai limiti. C'è bisogno di un pensiero politico nuovo. Di frasi brevi e
semplici per rappresentare un pensiero complesso. Abbiamo bisogno di un
paradigma a noi funzionale.

Nel frattempo, forse inutilmente, abbastanza disilluso, sciopero di tre ore.
Aspettando nuove idee.

posted by brv3 3/20/2003 10:47:00 AM

martedì, marzo 18, 2003

«Pronti a fermare l'Italia»

Scioperi spontanei, cortei e occupazioni di scuole, sit-in sotto ambasciate e consolati Usa. A Roma si andrà fino a Montecitorio. I pacifisti pronti alla mobilitazione, che scatterà ai primi bombardamenti

ANGELO MASTRANDREA

da www.ilmanifesto.it

ROMA
Impotenza di fronte a quello che potrebbe accadere di qui a qualche giorno, ma non rassegnazione. Tanto che la parola d'ordine che arriva dal comitato «Fermiamo la guerra», riunito ieri pomeriggio nella sede nazionale della Cgil, è quello di «fermare l'Italia» ai primi bombardamenti. E preoccupazione per quanto accaduto in Palestina e a Milano. Due episodi sicuramente scollegati, l'uccisione della pacifista americana ad opera di un bulldozer israeliano e quella di un militante milanese dei centri sociali, vittima l'altra notte di un agguato di matrice neofascista. Ma che però vengono interpretati come un segnale preciso che da parte dei governi in guerra d'ora in poi non sarà tollerato alcuno spazio d'opposizione. Preoccupazione anche per quanto accaduto nell'ospedale di Milano, dove sono ritornati in azione i manganelli «come a Genova», «come nella scuola Diaz», dopo le ultime esperienze di gestione pacifica delle manifestazioni. «Ci sembra ci sia l'intenzione chiarissima di alzare il clima di tensione in vista della guerra. Per questo dobbiamo tenere i nervi saldi e vigilare. Se le forze dell'ordine ripropongono il modello Genova, nei prossimi giorni potrebbero esserci disordini», si preoccupa Piero Bernocchi dei Cobas. Usa le stesse parole anche Agnoletto: «E' come se avessero voluto farci capire cosa ci aspetta nei prossimi giorni». Alla vigilia di una guerra che appare ormai inevitabile, sono questi i sentimenti che animano un movimento che conta alla rovescia i giorni, forse le ore che mancano all'attacco, e prepara le contromisure. L'ipotesi più accreditata è che i bombardamenti potrebbero cominciare nella notte tra giovedì e venerdì, allo scadere dell'ultimatum di 72 ore lanciato durante la notte dal presidente Usa Bush. E l'importante, per Vittorio Agnoletto, è che «alle prime bombe non si sviluppi un senso di frustrazione» nei milioni di persone che in questi mesi si sono mobilitate per evitare la guerra. Conclusa la fase della prevenzione, che «non è fallita, perché siamo riusciti a rimandarne l'inizio e a spostare i governi», ora bisogna attrezzarsi al conflitto vero e proprio, verso il quale «possiamo svolgere un ruolo importante». Non è affatto scontato, infatti, che i governi che sostengono la guerra, in primis quello inglese, come dimostrano le dimissioni ieri di Robin Cook, ma anche quello italiano, evidentemente in affanno, riescano a sostenere l'impatto di opinioni pubbliche contrarie e rumorosamente dissenzienti.

Così, l'idea è quella di «fermare l'Italia» nell'immediato, cioè alle prime bombe. Fatti un po' di calcoli, già venerdì mattina, se l'attacco dovesse avvenire di notte. Come? Con «scioperi spontanei» nei luoghi di lavoro che respingono al mittente i divieti della commissione di garanzia (anche se la Cgil preferisce parlare di «fermata», come aveva già fatto il segretario generale Guglielmo Epifani concludendo la manifestazione di sabato a Milano), e cortei di quartiere che partiranno dai luoghi di lavoro come dalle scuole. Pronte a partire anche numerose occupazioni scolastiche e, laddove non sarà possibile, grazie ad insegnanti pacifisti si modificherà la didattica in chiave bellica. Poi, appuntamento sotto ambasciate e consolati americani. A Roma si cercherà di organizzare subito un presidio sotto l'ambasciata Usa di via Veneto, poi nel pomeriggio l'appuntamento è davanti a Montecitorio. Sit-in sotto al parlamento sono previsti anche nel giorno in cui ci dovesse essere il dibattito sulla guerra (che i pacifisti chiedono con forza), ma anche questo pomeriggio alle 13, quando si riuniranno le commissioni congiunte difesa, trasporti e affari costituzionali, dove il ministro per i Rapporti con il parlamento Claudio Giovanardi riferirà sulla concessione di basi e l'utilizzo di infrastrutture agli americani. Poi, il sabato successivo, sono previste mobilitazioni in tutte le città, mentre è ancora allo studio la possibilità di una manifestazione nazionale. E ancora, in previsione azioni dirette a sorpresa (sul modello del blocco dei treni, per intenderci), boicottaggi (sarà avviata una campagna nei confronti delle multinazionali che sostengono la guerra, in primis la Esso) e iniziative contro le fabbriche di armi, mentre continuerà la campagna «bandiere di pace», che ha consentito l'esposizione di due milioni e mezzo di bandiere arcobaleno.

Sul fronte sindacale, invece, ai primi bombardamenti si riunirà il direttivo della Confederazione europea dei sindacati (Ces), che dopo il simbolico «sciopero preventivo» di un quarto d'ora del 14 febbraio dovrebbe decidere iniziative più incisive, fino a uno sciopero generale europeo.
posted by brv3 3/18/2003 07:10:00 PM

lunedì, marzo 17, 2003

Powell: "legittimo l'uso della forza". Non dovrebbe dirlo l'ONU?

Powell e Bush assieme ad Aznar e Blair reputano "legittimo l'uso della forza" senza che questa presunta legittimità passi dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. C'è da prendere ormai atto della fine delle Nazioni Unite. La distruzione di tale organizzazione è questione sottovalutata dai quattro rampolli e la miopia politica è davvero impressionante. Purtroppo dall'Italia non arrivano segnali positivi e ci tocca affidarci alla mozione di Cossiga al Senato. Sempre più giù.
posted by brv3 3/17/2003 06:56:00 PM

giovedì, marzo 13, 2003

Non solo l'Iraq: in 35 anni 106 risoluzioni violate (da "Il Nuovo")

Dal 1968, undici Paesi, Israele in testa, trasgrediscono impunemente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Nella lista: Turchia, Marocco, Croazia, Sudan e molti altri.
di Roberta Spadotto

Non è solo l’Iraq ad aver violato per anni, impunemente, le risoluzioni dell’Onu. I Paesi che continuamente trasgrediscono le disposizioni delle Nazioni Unite sono undici, esclusa Baghdad. Sono in tutto 106 le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu attualmente violate da Stati diversi dall'Iraq (il numero si riduce a 91 se si considera che molte di esse sono rivolte a più Paesi contemporaneamente). E in questa lista non sono incluse le risoluzioni violate per anni e ormai “cadute in prescrizione”, come quella per Timor Est, quella per il Sudafrica nei confronti della Namibia e quella per Israele in Libano.

Ecco la lista dei “trasgressori” impuniti del diritto internazionale: Israele è in testa con 31 risoluzioni violate. Segue la Turchia con 23, il Marocco con 18, l’Iraq a 16, Cipro con 10, Croazia con 6, Armenia e Indonesia con 4, Sudan con 3, India e Pakistan con 1. (vedi in dettaglio link sulla spalla dell'articolo).

Israele. Nel 1956, 1967 e 1982 Israele ha attaccato Egitto, Giordania, Libano, Siria, Tunisia. Nel 1982 invase il Libano, uccidendo 17.500 civili. Israele ha ignorato finora 68 risoluzioni. E' in possesso di armi di distruzione di massa comprese le armi nucleari. Occupa illegalmente le Alture del Golan (Siria), la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est (Palestina). Israele non è soggetto a nessuna sanzione da parte delle Nazioni Unite.

Turchia. Dal 1974, con l’occupazione del 38% del territorio di Cipro, la Turchia è stata più volte richiamata dall’Onu al rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’isola, nonché intimata a ritirarsi. L’occupazione dura tuttora. Anche Cipro è stata richiamata al cessate il fuoco. E l'11 marzo 2003, l'Onu ha riconosciuto che sono fallite le trattative per giungere ad un piano di pace che consentisse di arrivare alla riunificazione dell' isola di Cipro, prima della sua adesione all'Unione europea.

Marocco. Lo stato nordafricano si oppone con ogni mezzo all’indipendenza del Sahara Occidentale. Per questo, come denunciato anche dal Amnesty International, 450 saharawi sono “scomparsi” tra gli anni 60 e 90. Le manifestazioni pacifiche sono state represse violentemente dalle forze dell’ordine.

Croazia. Dal 1995, fine del conflitto nei Balcani, si chiede al governo croato di riaccogliere i circa 300mila profughi serbi esplulsi e di rispettarne i diritti.

Sudan. Nel 1996, con la sola astensione degli Stati Uniti, il Consiglio di sicurezza ha approvato la revoca delle sanzioni imposte nel 1996 al Sudan con lo scopo di costringere il governo di Khartum a consegnare quanti erano sospettati per il fallito attentato contro il presidente egiziano Hosni Mubarak in Etiopia. Si trattava di sanzioni più che altro simboliche: gli Stati membri dovevano ridurre il numero del personale diplomatico sudanese presente sul loro territorio e limitare l'ingresso e il transito di esponenti governativi di Khartum.

India-Pakistan. I due Stati in frizione da 50 anni sono stati intimati di sospendere il proliferare di armi nucleari e di missili balistici.

Indonesia. Timor Est è illegalmente occupata dall’Indonesia dal 1975 ed esistono numerose risoluzioni dell’Onu che chiedono il ritiro delle truppe militari e di polizia indonesiane dal territorio di Timor Est. Fino ad oggi l’invasione indonesiana di Timor ha provocato oltre 200.000 morti su una popolazione di 800.000 persone. Nel maggio 2002, grazie alla presenza delle forze Onu, Timor est ha proclamato l’indipendenza.

Armenia. Le risoluzioni chiedono allo Stato il ritiro immediato dal Kelbadjar e dall’Azerbaijan.

C’è da ricordare che le risoluzioni passano se approvate dalla maggioranza del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 stati dei quali 5 (Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) membri permanenti e gli altri che ruotano ogni due anni. I 5 membri permanenti hanno il diritto di veto; dal 1970, gli Stati Uniti hanno usato il veto circa 50 volte, più di tutti gli altri messi insieme.





posted by brv3 3/13/2003 11:17:00 AM

lunedì, marzo 10, 2003

Appunti di guerra

Ecco alcune considerazioni sulle varie (e variopinte) discussioni sul tema della guerra. Mi sembra ci siano alcuni punti da smarcare senza tentennamenti:

1) La nostra gratitudine verso gli USA per la democrazia garantitaci negli ultimi cinquanta anni non garantisce né che le scelte dell’amministrazione Bush siano necessariamente corrette, né che l’Italia e gli altri paesi dell’Europa “civilizzata” debbano necessariamente condividere le scelte politiche che giungono dall’altra parte dell’atlantico. Dunque, mi sembra inutile ricordare in ogni mail quanta e qual è la riconoscenza che dobbiamo agli USA.

Questo mi sembra un argomento assolutamente esterno alla comprensione dei fatti attuali: cioè, se è giusto fare la guerra all’Iraq o meno. Certo, poi è possibile aprire una discussione sul tema “riconoscimento” (che, a mio parere non è poi nemmeno tanto limpido come si vuole far credere), ma non mi sembra di imminente attualità.

2) La posizione e le argomentazioni di ognuno sulla guerra dovrebbero essere discusse nel merito. Sto invece leggendo qui e lì una serie di attacchi alle persone, alla loro storia, al loro essere o meno pacifisti, ginostradisti, comunisti: non credo che discussioni del genere portino molto avanti. Ognuno di noi non è tanto facilmente riconducibile ad un movimento, ad un partito o ad un’idea, ma – soprattutto – non è su queste basi che si riescono a comprendere le ragioni di questa guerra.

3) Altro punto su cui mi sembra davvero inutile parlare e discutere è la posizione di ognuno nella storia dei conflitti mondiali: dove eravamo quando si bombardava il Kosovo? Dove eravamo quando Hitler attaccava la Polonia? Abbiamo manifestato quando in Sudan o in Costa d’Avorio c’era la guerra? Mi sembrano davvero domande inutili a comprendere cosa sta accadendo.

Se si è d’accordo, si può parlare nel merito del conflitto imminente. A me le cose sembrano estremamente semplici:


1) l’ONU ha imposto delle ispezioni

2) Gli ispettori sono più o meno soddisfatti del disarmo in atto

3) Non c’è nessun legame dimostrato tra Saddam e Osama

4) Non c’è nessun pericolo imminente d’attacco da parte dell’Iraq verso nessun paese al mondo.


Detto questo le cose sono due: o si sta con l’ONU o si sta fuori dell’ONU. Non si possono imporre le ispezioni e poi rinnegarle. Non si può far riferimento all’ONU per il rispetto di risoluzioni e poi fare quello che si vuole. Si chiama diritto internazionale. Forse Saddam non ne sta dentro, ma gli USA in caso di attacco, ne sarebbero sicuramente fuori.


Un attacco fuori dal consiglio di sicurezza significherebbe la fine delle Nazioni Unite e l’inizio di una politica mondiale unilaterale. Questo mi sembra molto più pericoloso di tutte le armi che può utilizzare Saddam Hussein. Semplice quanto pericoloso.

posted by brv3 3/10/2003 02:41:00 PM

mercoledì, marzo 05, 2003

Mentre RaiDue è ostaggio della Lega, Berlusconi sceglie il nuovo CdA, Zelig viene spostato in seconda serata c'è la vera novità della televisione Italiana: il flop di ascolti per San Remo! Un barlume di speranza nel caos totale!

SANREMO - Mai così in basso dal 1996. E il vincitore di Sanremo per il momento è Claudio Bisio, con la banda di "Zelig". Gli ascolti della prima serata del 53simo Festival della canzone italiana hanno fatto registrare il minimo degli ultimi sette anni e lo share più basso da quando esistono le rilevazioni Auditel: 12 milioni 364 mila telespettatori con uno share del 40,37%, nella prima parte, e 6 milioni 149 mila telespettatori con il 47,24%, nella seconda. La media ponderata è del 44%. In pratica, rispetto allo scorso anno, si tratta di un calo di 3.533.000 telespettatori che hanno "abbandonato" Baudo e soci. (continua su La Repubblica)
posted by brv3 3/05/2003 02:28:00 PM

 

 

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