L'ex generale Garner parla alla popolazione: "Sono qui per aiutarvi a ricostruire il vostro Paese". Non sarebbe stato meglio non distruggerlo?
Inizia subito con una battuta da grande umorista l'ex generale Garner. Come se a Bagdad fossero stati gli alieni di Indipendence Day a distruggere tutto. Congratulations
posted by brv3 4/27/2003 05:53:00 PM
mercoledì, aprile 23, 2003
Terrorismo e Cuba. Una lunga storia di attacchi. Subiti
Tanto per rinfrescarsi un pò la memoria ecco un sito abbastanza aggiornato sulla questione: bergamoslastunas.
Nonostante la guerra in Iraq il nostro Governo, indomito, continua la sua azione! Fini rispunta dal letargo con un'idea meravigliosa: niente più uso personale per le droghe leggere!
Quasi rimpiango le stupende (e inutili) discussioni da Porta a Porta sul se attaccare da nord, da sud o arrivare con i paracadutisti sulla testa di Saddam Hussein. Tolto l'elmetto (o appena messo?) la destra di Governo ricorda a tutti che non ci sono solo le forze armate. I temi su cui discutere sono molti di più. E voilà, con un colpo di genio, rispunta la mano dura per le droghe leggere. Per una canna si rischierebbero fino a sei anni di carcere. Stupendo, finalmente un duro colpo alla criminalità! Posso prenotare una stanza vista mare?
posted by brv3 4/22/2003 02:28:00 PM
Se guardiamo la guerra in Iraq nel suo complesso osserviamo che gli Usa hanno agito fulmineamente soprattutto per proteggere il petrolio e impedire a Saddam Hussein di incendiare i pozzi. Hanno lasciato indietro la conquista delle citta' del sud, limitandosi a bombardarle mentre schieravano i loro carri armati intorno ai giacimenti.
Entrando poi a Baghdad hanno lasciato che la citta' fosse saccheggiata da bande criminali, che gli ospedali fossero assaltati, che fossero incendiati i ministeri, che fossero depredati i musei, incendiata la piu' grande e antica biblioteca del Medio Oriente, dispersa la memoria storica di un popolo. Non si sono preoccupati di nulla. Hanno protetto un solo monumento: i palazzo del Ministero del Petrolio intorno al quale hanno schierato ben 56 carri armati...
L'Iraq e' ormai finito in coda ai telegiornali. Terminato il fuoco d'artificio mediatico delle bombe intelligenti si sta perdendo interesse per una situazione che (sembra) si stia rapidamente normalizzando.
Ben diversa il quadro descritto dai siti in lingua araba della resistenza irachena contro Saddam Hussein (persone che hanno conosciuto la galera e la tortura perche' lottavano per la democrazia).
L'Iraq sarebbe in una situazione spaventosa. Un caos di rapine, stupri, violenze di ogni genere, con una popolazione che vive nel terrore e alla quale manca tutto. Gli aiuti umanitari arrivano in quantita' risibile in confronto dell'enormita' delle esigenze piu' essenziali. Il fondamentalismo islamico, represso da Hussein nel sangue, si sta scatenando con manifestazioni di piazza sempre piu' imponenti.
L'Iraq rischia di diventare un rebus irrisolvibile... Se si votasse ora vincerebbero probabilmente i fondamentalisti... E come potrebbero gli Usa accettare un simile verdetto delle urne?
Quando i fondamentalisti vinsero le elezioni in Algeria, l'Occidente appoggio' un colpo di stato dei militari laici... E si ottenne cosi' l'inizio di un periodo di terrorismo portato avanti a suon di massacri di civili e contromassacri organizzati dall'esercito (sempre di civili).
Sostanzialmente gli Usa stanno portando avanti la loro guerra nel modo piu' provocatorio possibile.
Il non aver protetto la popolazione dai briganti non e' stata certo una mossa che ha guadagnato loro simpatie.
Ma non contenti di questo essi hanno creato un gruppo di 65 notabili iracheni a cui affidare la ricostruzione del paese. In mezzo ci sono anche persone oneste e di valore. Ma evidentemente sono li' a far numero perche' non hanno ricevuto incarichi rilevanti.
Gli Usa stanno puntando soprattutto su un ristretto numero di uomini che sembrano scelti apposta per far imbestialire il popolo iracheno.
Il personaggio attualmente piu' potente dell'Iraq, messo a capo del governo provvisorio (Iraq Congress) e' un personaggio straordinario.
Il suo nome e' Al Cialabi (i giornali italiani scrivono Gialabi), proviene da una famiglia di banchieri, negli anni '80 era uno dei responsabili del ministero dell'economia, fuggito dall'Iraq con 30 milioni di dollari (ha sostenuto che fosse la sua parcella), e' stato poi condannato in Giordania per bancarotta fraudolenta a 22 anni di carcere. Lui sostiene di essere stato condannato a causa di una persecuzione politica di giudici fondamentalisti (vi ricorda niente?).
Ora gli americani stanno facendo pressione sul governo giordano per ottenere la modifica della legge sui reati finanziari in modo tale che la condanna contro Al Cialabi sia annullata (ma tu guarda!).
Il Ministero della Giustizia giordano ha risposto che non accetta di modificare la legge e Al Cialabi ha dichiarato che sono tutti comunisti...pardon, fondamentalisti...
Il fratello di Al Cialabi (ha anche un fratello!) che e' suo socio (ma ci copiano proprio tutto!) e' sotto inchiesta in Inghilterra per truffa e bancarotta fraudolenta. A causa di questa incriminazione questo fratello ha dichiarato che non accettera' nessun incarico politico, solo impegni di tipo umanitario per la ricostruzione (cioe' appalti).
Al Cialabi e' rientrato in Iraq con un'auto sulla quale viaggiava anche il suo piu' caro amico che si chiama Al Zubaidi. Appena arrivato a Baghdad questi si e' autoproclamato sindaco della citta', con il consenso degli anglopolaccoamericani.
Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, uno dei periodi di repressione piu' feroce, con migliaia di morti, Al Zubaidi era il responsabile della polizia segreta che controllava l'universita' di Baghdad, era cioe' il dignitario incaricato di controfirmare le liste degli studenti che dovevano essere eliminati.
Diventa poi responsabile dei servizi segreti del Kuwait e entra in contatto con il partito Baath siriano, che gestisce da piu' di trentanni un regime dittatoriale e criminale (violazioni dei diritti umani, torture, massacri, bombardamenti a tappeto per stanare gli oppositori contro la citta' di Halab). Poi con l'appoggio dei criminali siriani tenta di organizzare una fazione all'interno del partito Baath iracheno e progetta un colpo di stato.
Saddam Hussein lo scopre e lui si dilegua senza metter piu' piede in Iraq.
C'e' poi Mashan al Giuburi (i giornali italiani scrivono Magian al Gjburi) che gli "alleati" hanno nominato sindaco di Mussul. Fino a dopo la prima guerra del Golfo, era un alto dignitario del Partito Baath iracheno molto fedele a Saddam Hussein. Era a capo di una fazione interna al partito che tenta di farsi spazio a gomitate ma viene sconfitta e per questo lui fugge all'estero.
Tra i 65 uomini di prestigio scelti dagli Usa per creare il nuovo Iraq, c'e' poi Al Samaray, che e' stato uno dei capi dei servizi segreti piu' feroci della storia dell'Iraq.
Era il responsabile degli squadroni della morte e questo spiega come mai gli Usa vadano a colpo sicuro nell'individuazione delle fosse comuni.
Nelle carceri irachene era considerato il boia piu' produttivo, una sua parola ed eri morto. Ha abbandonato a sua volta l'Iraq soltanto ne momento in cui la sua fazione e' uscita sconfitta dallo scontro per il controllo del Ministero degli Interni.
Praticamente e' come se alla fine della seconda guerra mondiale Goering (graziato) fosse stato incaricato di ricostruire la Germania.
Insomma, sono state scelte proprio le persone giuste, con un passato specchiato e l'autorita' morale per conquistare la fiducia di un popolo.
E, sicuramente, con simili uomini nei posti chiave del nuovo Iraq possiamo stare certi che gli appalti per la ricostruzione viaggeranno senza intoppi.
PS: Per almeno un anno la moneta ufficiale dell'Iraq sara' il dollaro americano.
L'Islam fa la voce grossa in Iraq. Il primo risultato della "liberazione"
Mentre ancora si cercano le armi chimiche sotto i materassi, in Siria e dovunque la fantasia USA deciderà di trovarli, si scorge il primo importante, significativo risultato della "liberazione" dell'Iraq: la radicalizzazione islamica in un paese, fino a l'altro ieri, tra i più laici del Medio Oriente. Complimenti agli strateghi.
Le notizie che giungono da Cuba sono allarmanti e non consentono silenzi. Il 3 di aprile si sono svolti in diverse sedi dell'isola processi contro 78 «dissidenti», o - per usare parole più secche - oppositori del regime castrista. Sommando le varie condanne comminate a questi oppositori si arriva a centinaia e centinaia di anni di carcere. Sono cifre agghiaccianti. E per questi processi parlare di rito sommario è un eufemismo un po' ridicolo. Né si può ingannare noi stessi: è impossibile che in questi veri e propri processi lampo siano stati garantiti elementari diritti di difesa, né ci si sia stata quella necessaria, elementare prudenza, che pure è il sale obbligato, quando si decide sulla libertà o sulla prigionia degli individui e dei gruppi. Gli imputati erano oppositori del regime castrista, anzi - usiamo pure la parola forte - cospiravano contro il regime? E che altro essi potevano fare visto che a Cuba difettano essenziali diritti di parola, di organizzazione, di lotta politica pubblica e riconosciuta? E questo ancora oggi, dopo quarant'anni dai giorni dell'insurrezione armata e della emergenza rivoluzionaria. E inoltre dove sta scritto che anche ai cospiratori in manette - quando non sono in condizioni di nuocere - non si possono, non si debbano concedere elementari poteri e strumenti di difesa? La giustizia - questa parola così solenne e alta - ha bisogno come il pane del contraddittorio pubblico e prolungato. Senza di che l'aula del tribunale diventa una farsa, un inganno feroce.
Ancora all'inizio di aprile - con un intreccio allucinante - si è tenuto a Cuba un altro processo, che ha portato alla condanna a morte di tre giovani che avevano sequestrato un traghetto per raggiungere la costa degli Stati uniti. Chi scrive nella sua vita ha imparato ad odiare la condanna a morte - questo agghiacciante potere di uccidere colui che sta già in manette e stretto dentro le mura di un carcere. Ma quella condanna a morte che si consuma e si compie quasi in un lampo, e non consente appello e rifiuta persino un momento di esitazione davanti all'uccidere l'inerme - è davvero qualcosa di ripugnante. Ed è ingannevole: si illude di cancellare con la mano del boia i problemi politici e umani che non sa risolvere. Si dirà: tutto questo è necessario a Castro per tutelarsi dai complotti americani. Io temo invece che ciò aiuti Bush a dire: vedete come è indispensabile la superpotenza americana...
Tale è il quadro amaro. Io non dimentico ciò che dall'insurrezione cubana è venuto come speranza e simbolo per un Terzo mondo soffocato dall'imperialismo, e anche per la difficile lotta della sinistra anticapitalistica nell'Occidente avanzato. Anche se personalmente io ebbi dubbi, tanti, davvero tanti - e dall'inizio - in quella seconda metà del Novecento ponemmo il ritratto del «Che» sul cassettone di casa, e cantammo nei cortei quella canzone indimenticabile. E credo di afferrare, di capire quanto ancora oggi Cuba agisca come speranza: prima di tutto per il continente centro-americano in cerca di riscatto, e oltre ancora. E ancor più adesso che la superpotenza americana ha proclamato - dinanzi al mondo - l'avvento dell'era della «guerra preventiva». Ma tanto più se la questione è ormai questa - e si vede sul campo - non possiamo illuderci di superare una tale prova con i processi sommari e le fucilazioni fulminanti.
Sento repulsione per quelle nuovissime carceri di Guantanamo, dove non esiste più nemmeno la protezione, il ritrarsi in sé che dà il buio della cella. Ma come posso contrastare le allucinazioni di Guantanamo se ricorro alla pena capitale contro dei fuggiaschi riagguantati e ormai con le manette ai polsi?
La battaglia contro Bush e contro la dottrina della «guerra preventiva» chiede altre strade: nuove e diverse. E si nutre di pacifismo, non di carceri e manette persino assurde, e di boia macchiati di sangue.
Un intellettuale, grande amico di Cuba, il nobel Saramago ha dichiarato il suo dissenso. E' una scelta che chiama al coraggio della verità, e Dio sa se ce ne vuole dinanzi alle prove aperte nel mondo.
LE MONDE | 14.04.03 | 14h10 . MIS A JOUR LE 14.04.03 | 17h47 Est-ce une sorte de griserie de lendemain de victoire ? Le sentiment que
tout est permis à qui peut s'imposer par la force ? La conviction que le
fait d'avoir été frappée par le terrorisme - le 11 septembre 2001 - autorise
l'Amérique à défaire un régime ici, en rabrouer un autre là, en menacer un
troisième ailleurs ? Bref, s'agit-il, à peine la dernière ville irakienne
tombée, d'appliquer à un pays voisin, la Syrie, la doctrine Bush de la
guerre préventive ? Et d'imposer, au moins dans cette région, cette
conception très soviétique des relations internationales : ma sécurité,
c'est l'insécurité pour tous les autres ?
C'est, en tout cas, l'impression qu'on pouvait légitimement avoir à Damas,
et ailleurs, lundi 14 avril, au lendemain d'une batterie de déclarations
américaines à l'encontre du régime syrien.
En gros, du président George W. Bush, en passant par le secrétaire d'Etat,
Colin Powell, et le secrétaire à la défense, Donald Rumsfeld, on a formulé
deux accusations. La Syrie serait coupable, d'une part, d'avoir des armes de
destruction massive (les siennes et peut-être aussi certaines de celles que
les Etats-Unis ne trouvent pas en Irak et qui auraient été transférées par
les Irakiens en lieu sûr, de l'autre côté de la frontière) ; elle serait,
d'autre part, coupable d'avoir recueilli sur son territoire certains
dirigeants irakiens. Cela commence à ressembler aux "chefs d'inculpation"
assemblés contre l'Irak avant le déclenchement de la guerre.
La Syrie n'a pas seulement une frontière commune avec l'Irak. Il y a entre
les deux pays une histoire politique commune. C'est un Syrien, chrétien,
Michel Aflak, qui, à la fin des années 1940, fonda le baasisme, la doctrine,
laïque et socialisante, inspirant les partis au pouvoir à Damas et, jusqu'à
ces derniers jours, à Bagdad. Très vite, les deux partis furent brouillés.
Mais, compte tenu de ces liens, il ne serait non seulement pas étonnant,
mais logique que des baasistes irakiens se soient réfugiés chez leur voisin
du Nord.
Ayant refusé de signer quoi que ce soit, la Syrie - contrairement à l'Irak,
soumis à un régime d'embargo - est libre de développer des armes de
destruction massive : elle l'a sûrement fait. Jusqu'à ces dernières
semaines, cela ne troublait pas les Etats-Unis. Ils se félicitaient de la
coopération de Damas dans la lutte contre Al-Qaida. Alors pourquoi ces
menaces ?
L'hypothèse optimiste, et la plus vraisemblable, est qu'elles font partie du
plan que Washington a annoncé en attaquant l'Irak. La chute de Bagdad est un
signal adressé à tous les pays de la région. C'est une injonction à ne pas
déployer d'armes de destruction massive et à ne pas soutenir de mouvements
terroristes (la Syrie appuie le Hezbollah). C'est le début d'un remodelage
politique de la région qui vise à intimider et à déstabiliser les régimes
jugés les plus radicaux.
L'autre hypothèse est celle d'une Maison Blanche ivre de son pouvoir
militaire. Or nombre de faucons washingtoniens livreraient bien bataille à
Damas et à Téhéran - et le disent. La prudence et l'histoire récente
imposent, hélas, de ne pas sous-estimer leur influence.
. ARTICLE PARU DANS L'EDITION DU 15.04.03
"Abbiamo visto persone armate passare il confine tra la Siria e l'Iraq". Autore Donald Rumsfeld
Le argomentazioni per l'attacco alla Siria si fanno sempre più dure ("serie" sarebbe troppo per uno che assomiglia al fratello scemo di Oliver Hardy). Io mi preparo costruendo un bunker sotto la cantina di casa. Magari si accorgono di mafia e camorra e bombardano (per puro sbaglio!) pure il Vaticano.
La Siria? Ha armi di distruzioni di massa. Parola di G.W. Bush
Non è nemmeno terminata la guerra in Iraq, non si sa ancora se Saddam è vivo o sepolto, se l'Iraq aveva o meno le armi per cui è stato "liberato" che si pensa già al futuro. "La Siria ha armi di distruzione di massa". L'unica cosa sicura è che gli USA non si aspettano un avallo ONU per nessun'altra azione militare. Dunque, è solo una questione logistica. Damasco aspetti la liberazione.
posted by brv3 4/14/2003 11:53:00 AM
giovedì, aprile 10, 2003
Vincitori e perdenti
Mi sembra tutto abbastanza surreale: gli americani che entrano a Bagdad come se stessero facendo una scampagnata, nessun segno della Guardia Nazionale, nessun segno dei Fedayn, nessun gerarca, nessuna notizia di Saddam. Allegramente una bandiera stelle e strisce viene acclamata dai più coraggiosi. Nemmeno in un film sarebbe andata così liscia.
Nel frattempo tutti a compiacersi della vittoria nell'attesa di un governo di transizione.
Nessuno si accorge che l'entrata trionfale degli americani a Bagdad è un tumore enorme messo al centro del Medio Oriente. Un corpo estraneo. I politici continuano a ragionare come militari.
E' surreale anche la superficialità con cui si grida vittoria. Certo, se la vittoria era entrare a Bagdad e sconfiggere Saddam è fatta. Se la vittoria è contro il terrorismo internazionale allora non so se la guerra è finita o è cominciata. Di sicuro, se la vittoria era per il petrolio e per la ricostruzione, ci saranno pochi vincitori e molti perdenti.
posted by brv3 4/10/2003 10:15:00 AM
Finita la guerra, liberato l'Iraq, ristabilito l'ordine, piantata la bandiera. Allegria!
E' primavera, quanti campi in fiore! Tutto finito nel migliore dei modi: Saddam è scappato o morto (poco interessa); i civili morti rientrano nella fisiologia di una guerra intelligente; l'odine mondiale è ristabilito; l'attesa ricostruzione assegna medaglie al merito.
Tutto molto bene. L'importante era vincere. Tutto è bene quel che finisce bene.
Nessuno capisce che è appena cominciata?
posted by brv3 4/10/2003 09:35:00 AM
giovedì, aprile 03, 2003
Altra bomba intelligente, altro mercato. Altri morti civili
Nuova strage di civili in Iraq. Andando di questo passo li libereremo tutti.
STRAGE - La fonte è la France Presse: a Nahrawan, a sud est di Baghdad, l'ennesima bomba «intelligente» ha centrato l'ennesimo mercato. Pieno di gente. Un'altra strage di civili. Per ora sono otto morti e cinque civili. Ma secondo il governo iracheno i morti sono quattordici.Tutti sono stati trasportati all'ospedale di Kindi, alla periferia di Baghdad. E ieri, stando a fonti mediche indipendenti, vi sono diversi morti e almeno 25 feriti, tra cui tre fra medici e infermiere dell'ospedale. Numerosi anche i feriti tra i pazienti che si erano rivolti alla Mezzaluna Rossa in cerca di aiuto. Alcune bombe sono finite anche su automobili in transito sulle strade della città, causando altri morti (continua su l'Unità).
posted by brv3 4/03/2003 04:17:00 PM
martedì, aprile 01, 2003
Missili intelligenti e politici deficienti
Per i deboli di cuore non è il caso, ma sul sito di aljazeera si possono vedere i "danni collaterali" della stupenda azione politica di Bush e compagnia. Buona visione.
posted by brv3 4/01/2003 01:42:00 PM