3 Settembre
Pomeriggio nello spazio al chiuso
W L’attore biomeccanico di Mejerchol’d
4 Settembre
Pomeriggio nello spazio al chiuso.
W L’attore biomeccanico di Mejerchol’d
L Presentazione del libro “L’omicidio Berlusconi” di Andrea Salieri. (Ed. Clandestine M. Carrara)
L Presentazione della rivista Luoghi corporei.org
Sera all’aperto
T Liberiteatri di Palermo: L’ospite. Sputo.
MAYAL@B a seguire
5 Settembre
Pomeriggio nello spazio al chiuso
W L’attore biomeccanico di Mejerchol’d
L Presentazione del libro “L’Africa di Viero” di Paolo Brunelli (Ed. Clandestine M. Carrara). A seguire “Bar rio sur” recital in Trans-formazione di ICKS Borea.
Accompagnamento musicale di P.P.P(roject).
Sera all’aperto
T Teatro Nuova Edizione/teatro delle Moline. Bologna: Erotomania
MAYAL@B a seguire
6 Settembre
Pomeriggio nello spazio al chiuso
W L’attore biomeccanico di Mejerchol’d
L Presentazione del libro “Un dolore invisibile” di Giovanni Ligorio.
L Presentazione del libro di G. Goffredo (Sotto il cielo di Baghdad, Alle porte di Alessandria)
Sera all’aperto
T Il Nodo Teatro Desenzano (BS): Storie di Cronopios e di Famas
C Jam session di Petraccia e Leggieri
C Bebe Rebozo in concerto+MAYAL@B a seguire
7 Settembre
Pomeriggio nello spazio al chiuso
W L’attore biomeccanico di Mejerchol’d
S+F Franco Giraldi dell’ Ass. Cinema del presente di Roma presenta “Firenze, il nostro domani” (69’47”), film collettivo coordinato da Citto Maselli,montato da Franco Giraldi con la collaborazione di Annalisa forgiane, diretto da Franco Angeli, Franco Bernini, Francesca Comencini, Massimo Felisatti, Nicolò Ferrari, Gianfranco Fiore, Giuliana Gamba, Franco Giraldi, Salvatore Maira, Francesco Maselli, Mario Monicelli, Gillo Pontecorvo, Francesco Ranieri Martinotti, Pasquale Scimeca, Sergio Spina, Fulvio Wetzl
Sera all’aperto
T Drammateatro di Popoli (PE): La parola sonante.
C Vanadea (D. Conti): La pioggia oscura. Opera rock.
MAYAL@B a seguire.
N. B. Nello “Spazioalchiuso” artisti in-mostra tutte le sere: pittura, scultura, istallazione.
Iraq, i costi della guerra
248 i morti americani, oltre 4.000 i feriti, 827 «in azione»
Un centinaio di soldati ricoverati nella base tedesca di Ramstein per una sconosciuta infezione polmonare, due sono già morti. Il comando Usa ammette di aver ucciso quattro iracheni «per errore», ma nelle ultime settimane le vittime della caccia a Saddam sono centinaia. 3.000 i prigionieri
G. S.
I costi dell'occupazione dell'Iraq sono alti (solo per il mantenimento di 148.000 uomini occorrono 4 miliardi di dollari al mese), per non parlare dei costi in vite umane, il numero totale dei morti americani di questa guerra - compresi incidenti e suicidi - è di 248, mentre i feriti ufficiali «in azione» sono 827. Ma il colonnello Allen De Lane, incaricato del trasferimento dei feriti nella base aerea Andrews, ha dichiarato alla National public radio: «da quando la guerra è iniziata ... più di 4.000 sono stati qui a Andrews, e il numero raddoppia se si contano quelli che sono venuti qui a Andrews e poi sono stati trasferiti in altri posti come Walter reed e Bethesa». Per non parlare del centinaio di militari colpiti da una sconosciuta infezione alle vie respiratorie ricoverati nella base tedesca di Ramstein, di cui due sono morti. Gli Stati uniti quindi vogliono compartire questi ingenti costi con altri paesi, ma si rifiutano di cedere sui ricavi. Per partecipare a quella che viene definita la «ricostruzione» dell'Iraq infatti i paesi contrari alla guerra - come Francia, Germania e Russia, ma anche Turchia, India e Pakistan - chiedono l'approvazione da parte del Consiglio di sicurezza di una nuova risoluzione che coinvolga le Nazioni unite nel futuro dell'Iraq. Ipotesi che Washington finora rifiuta sostenendo che è sufficiente la risoluzione numero 1483, già approvata, che oltretutto ha il vantaggio, per gli Usa, di garantire alle potenze occupanti la gestione delle risorse del paese (petrolio) finché l'Iraq non avrà un proprio governo. A lanciare un sasso, per cercare di sbloccare la situazione, è ancora una volta la Gran Bretagna. «Stiamo valutando tra di noi - e con gli americani - quali potrebbero essere i pro e i contro (di una risoluzione dell'Onu)», ha detto l'ambasciatore britannico John Sawers, rappresentante speciale di Blair a Baghdad giunto ormai al termine dei suoi tre mesi di mandato. Secondo Sawers i negoziati per una nuova risoluzione dovrebbero iniziare tra qualche settimana, ma prima Londra e Washington vogliono conoscere le intenzioni di Mosca e Parigi, i due paesi che hanno diritto di veto al Consiglio di sicurezza. In attesa che la situazione si sblocchi, gli Stati uniti stanno procedendo alla firma dei contratti per la vendita del petrolio e ad appaltare grandi settori della ricostruzione non ancora ceduti alle americane Bechtel, Kellog Brown & Root, una sussidiaria della Halliburton, Stevedoring Services of America, che hanno preso il grosso degli ingaggi. Una gara è stata indetta in questi giorni per la copertura del paese, diviso in tre zone, con una rete di telefonia mobile, ma sono escluse le compagnie con una partecipazione statale superiore al 5 per cento, quindi resteranno fuori, guarda caso, le telecom della Francia e della Germania. Un mezzo di ricatto senza dubbio pesante, vedremo se funziona.
I ricatti e il business della ricostruzione che peraltro non va affatto bene visto che il paese si trova di fatto ancora in una situazione di guerra, anche se di bassa intensità, non possono per? coprire i costi dell'occupazione. Anche se i comandi Usa continuano a ripetere di essere vicini alla cattura di Saddam, e sostengono di aver preso nelle ultime ore a Tikrit due sospettati di «alto profilo» (ovvero vicini all'ex-rais) e altri due erano stati presi domenica a Baiji, gli attacchi alle truppe americane non accennano a diminuire. Ieri a Baghdad cinque militari americani e un interprete iracheno sono rimasti feriti in due diversi attacchi. Mentre a Khalidiya, a una settantina di chilometri da Baghdad, tra Fallujah e Ramadi, un veicolo militare Usa e uno di scorta della polizia irachena sono stati attaccati con razzi anti-carro che per? non sono riusciti a colpire il bersaglio. Altri soldati americani erano rimasti feriti domenica nella zona di Tikrit, città natale di Saddam, dove si è particolarmente concentrata la caccia all'ex-rais.
Accanto ai bilanci delle perdite Usa, ieri le autorità statunitensi hanno dovuto ammettere l'uccisione «per errore» di quattro civili iracheni. Il fatto risale al 27 luglio, quando gli agenti speciali della Task force 20 diedero l'assalto ad un edificio del quartiere residenziale della capitale, al Mansur, ritenendo che vi si nascondesse Saddam. Durante l'assalto gli agenti spararono sulle macchine che passavano nelle vicinanze, almeno cinque i morti, ma Robert Fisk sull'Independent aveva parlato di undici. Di morti civili, che non vengono contati, ce ne sono tutti i giorni. La caccia a Saddam non guarda in faccia a nessuno, nei giorni scorsi il comando Usa aveva ammesso oltre 300 morti nelle ultime sei settimane. Sabato scorso una donna è stata uccisa dalle truppe americane a Baghdad perché si è trovata casualmente a passare sul luogo di un attacco. Non si tratta delle uniche violazioni dei diritti umani in Iraq da parte delle truppe di occupazione. Sono circa 3.000 le persone arrestate dagli americani da aprile. Sono detenuti senza processo. Nel paese non c'è uno stato e una legge, gli Usa hanno nominato una cinquantina di giudici, ma in base a quale legge giudicheranno? A Najaf era stata nominata una giudice donna ma di fronte alla reazione degli islamisti è stata subito sospesa. Del resto a Najaf, e non solo, sono già in funzione le corti islamiche che applicano, ovviamente, la sharia.
WASHINGTON - Per le aziende Internet è un business in enorme espansione. Per alcune persone (gli abitanti di Bagdad, per esempio) è l'unico modo di comunicare con amici e parenti lontani. Per l'Fbi, invece, è l'ennesima minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Nel mirino della polizia federale statunitense è finito il Voice over Ip, la tecnologia che permette di telefonare utilizzando la connessione Internet.
Sulle scrivanie della Federal Communication Commission (Fcc) è appena arrivata una proposta per includere il VoIp nella legislazione riguardante le intercettazioni telefoniche. Secondo il progetto dell'Fbi, le telefonate online di tutti gli utenti Internet in possesso di connessione a banda larga potrebbero essere sorvegliate da una centrale di intercettazione federale. Un'idea che ha fatto scendere in campo le associazioni per i diritti civili, nel timore che questo sia il primo passo verso un controllo generalizzato di tutte le comunicazioni che passano online: e-mail, instant messaging, chat e cos? via.
Ai timori di queste organizzazioni, l'Fbi risponde dichiarando che il VoIp potrebbe essere un sistema comodo in mano ai terroristi per farsi beffe di ogni controllo. Secondo l'attuale legislazione statunitense, le forze dell'ordine possono chiedere ad un tribunale l'installazione presso i provider di un dispositivo (noto come Carnivore, o Dcs1000) che tiene traccia delle comunicazioni passanti sui suoi server. Ma l'Fbi sostiente che, in mancanza di una struttura centralizzata basata su standard comuni e rispettati da tutti i provider, la sorveglianza pu? essere evasa agevolmente tramite il VoIp.
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Negli Stati Uniti, il VoIp è uno dei business in maggiore espansione. Una delle compagnie più piccole del settore, Vonage, punta a raggiungere 1 milione di clienti entro il 2004. Anche i grandi operatori come Time Warner sono scesi in questo campo. In Italia, un servizio di VoIp è fornito, tra gli altri, da Tiscali.
Nell'Iraq occupato dalle forze armate statunitensi, il VoIp è quasi l'unico modo di dialogare a distanza, dopo che le uniche due compagnie di telefonia mobile sono state costrette a chiudere dalle forze angloamericane. A Bagdad, il servizio di Voice over Ip è gestito dalla Voex, una compagnia del Michigan. Il comando statunitense in Iraq non hanno mai dichiarato di considerare questo sistema di comunicazione una minaccia. D'altra parte, per intercettare i dialoghi tra gli abitanti della capitale irachena, i militari Usa non hanno bisogno di alcuna autorizzazione.