Corpo elettrico
L’elettricità, il cui uso casalingo e
popolare non inizia che alla fine dell’ottocento, grazie alla produzione
in serie delle lampadine elettriche da parte della Edison nel 1879, è
stata insieme importante metafora[1]
di energia vitale sia del corpo sociale che del corpo individuale per
tutto il ventesimo secolo e già dall’inizio del secolo precedente: “If
the social and individual body are intimately related, then the
programmes for the wiring of houses that gathered pace around the turn
of the century find parallels in the wiring of individual bodies, and in
the way in which states of attraction, animation, incandescence are
figured”[2].
La metafora dell’elettricità (particolare declinazione del
Significante dispotico modernista) è stata tra le più importanti e
necessarie per la giustificazione tecnocratica del XX secolo, è stata
utile alleata in tutte le battaglie moderniste per le pretese ricerche
di progresso, per la maniera perfetta con la quale sembrava adattarsi al
razionalismo più estremo e al funzionalismo più spietato, è stata
necessaria per imporre al corpo particolari comportamenti, particolari
cure, particolari sanzioni: “if, on the one hand, electricity was used
for treating hysteria (variously pictured as a nervous lassitude or
overexcitation), in 1890 it began to be used, in a technique supported
by medical practitioners, for killing the judicially condemned. These
two usages are connected within a disciplinary framework which seeks to
regulate human energies within a set of external and internal practices.
[…] If we see the electric chair as the treatment of a pathological
component of society, a clean way of solving the problem of
transgressive behaviour, it is part of a continuum of applications. As
part of the emerging technologies of medical control, electricity is
applied to a variety of subject (hysterical women, criminals,
schizophrenics), using techniques which now seems overtly punitive”[3].
La vita e la morte sembrano regolate da un potere elettrico, il
mostro di Frankenstein e William Kemmler vivono sullo stesso piano, per
la stessa ragione, sono lo stesso corpo.
Nel 1818 prende vita il mostro del dottor
Frankenstein: scariche elettriche danno vita a pezzi di corpo già morti
e messi insieme come componenti di un rottame da aggiustare.
L’elettricità è fonte di vita, anche se di una vita abnorme. L’uomo,
grazie all’elettricità ruba a Dio la forza creatrice, come Prometeo, gli
si sostituisce. La presunzione di onnipresenza affascina e intimorisce,
l’elettricità diventa energia mitica e necessaria, chi riuscirà a
addomesticarne il potere e la forza sarà legittimato ad accendere fuochi
e fucine, ad accendere fari, ad illuminare lo sguardo e la via, a
detenere segreti e conoscenza, a diventare Dio.
Sarebbe interessante approfondire, a tale
proposito, l’analisi dei rapporti tra luce e potere, per comprendere il
legame che esiste tra luce e creazione. Evidenti sono alcune relazioni
presenti nella Bibbia[4],
più subdole, ma non meno retoriche, altre presenti nella mitologia
nazifascista portate avanti da Goebbels e Hitler.
William Kemmler è, per così dire, l’altra faccia della medaglia:
il primo uomo giustiziato con la sedia elettrica. L’esecuzione ebbe
luogo nella prigione di Auburn a New York il 6 agosto 1890, migliaia
furono coloro che seguirono l’omicidio, ciò che fu definito da molti
come uno spettacolo orribile[5].
In questo caso è completamente maturo l’addomesticamento
dell’elettricità da parte dello Stato. L’elettricità diventa metodo per
regolare gli squilibri, per aggiustare le disfunzioni, per socializzare
chi vive fuori della società, per assumere entro flussi energetici
significativi chi vive afasico rispetto a valori imposti. L’elettricità
diventa necessaria sanzione da parte della società, una sanzione civile,
nel senso di coerente con la civiltà e con i suoi valori, qualcosa che
sembra distante anni luce dalle barbare decapitazioni e incivili
impiccagioni. L’elettricità è l’estrema unzione, è Dio che ritorna nel
corpo di Satana, nel corpo della pecora smarrita, nel corpo di chi ha
perso la via, la luce, di chi ha cercato conoscenza in zone oscure di
senso.
L’elettricità pervade completamente il
corpo del condannato, non lascia spazi liberi, non si impone su una
parte del corpo, non elimina il cancro, lo trasforma, lo muta. Il corpo
del giustiziato ritorna completamente docile, diviene utile persino per
ricerche scientifiche, per analisi, per successivi esperimenti.
I corpi del mostro di Frankenstein e quello di Kemmler sono, in
definitiva, lo stesso corpo. Ciò che aveva assunto la forza sovversiva
della Mutazione diventa prima forza antagonista riconosciuta, forza
dicibile, e poi viene assunta come forza dello Stato: “Ogni parola
pronunciata è morta, e non agisce che nel momento in cui viene
pronunciata […] , una forma, quando sia stata impiegata, non serve più e
invita soltanto a ricercarne un’altra”[6].
Il Mutante mostro di Frankenstein è stato
finalmente addomesticato, è diventato egli stesso il suo padrone, colui
che voleva sopprimerlo, il Mutante è diventato Stato.
La metafora dell’elettricità come
regolatrice dei flussi energetici all’interno del corpo di un individuo
e del corpo sociale funziona in maniera brillante sul corpo stesso
dell’individuo e sul corpo sociale, ne giustifica gli stati, tranne
quando questi ultimi non sono funzionali a particolari rapporti di
produzione e capacità produttive.
La metafora dell’elettricità agisce sui
corpi ed ha effetto nei corpi. Il corpo diventa corpo elettrico e come
tale polare, binario, acceso o spento, carico o scarico, funzionante o
rotto. Il corpo non comprende più l’elettricità, ma ne viene compreso,
diviene parte di un circuito.
L’interfaccia tra il corpo e l’elettricità
occupa uno spazio molto ampio, fino a raggiungere l’intero corpo
sociale: l’uomo si rapporta alla tecnologia tramite la società, tramite
le sue strade illuminate, piantate di tralicci, tramite le auto che le
percorrono e le industrie che producono trasformando energia.
L’interfaccia è difficilmente
riconoscibile come tale, ma lo spazio cognitivo che occupa è enorme, è
dappertutto, lo si respira, ci si nuota dentro. L’interfaccia si
appoggia ad un’ideologia totalizzante che sembra non lasciare spazio a
dissidenze: le lampade ad olio sono il passato, non funzionano più, o
meglio, il loro funzionamento non è più facilmente riconoscibile come
significato da inserire in un sistema di segni funzionali ai rapporti di
narrazione.
L’elettricità, la luce sono il presente e
il futuro, non aleggia alcun dubbio su questo. L’elettricità funziona e
significa funzionalmente. Il corpo può essere facilmente folgorato da
queste nuove significazioni, ne viene animato come tutto quello che vi è
attorno.
Si prepara in maniera sempre più evidente,
in maniera sempre più ideologica, il corpo protoindustriale.