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   Mutations  

Mutazioni e trasformazioni del corpo

 


Chi polemizza con noi, e in genere con tutti gli innovatori estremi, è armato dell’unica arma del filisteo,  il  buon senso

Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Il corpo è interfaccia

Inserito il corpo all’interno di ragionamenti che ne evidenziano la posizione politica e l’ambiguità che lo rende, allo stesso tempo, sia oggetto sul quale si sviluppa una strategia reazionaria di conservazione dello Stato, sia il mezzo attraverso il quale si deve passare necessariamente per ogni politica di liberazione e Mutazione, cercherò di analizzarlo, di sezionarlo e scandagliarlo, ne farò autopsie. Cercherò di comprendere come il sorvegliare e punire si adattino ai corpi in trasformazione, tecnologici e poi virtuali, se e come è possibile che i corpi mutanti, tecnologici e virtuali possono reagire al sorvegliare e punire, come tutto ciò fa parte di discorsi e strategie del potere. La mia non sarà una teoria della repressione da parte dello Stato, né un’ontologia sovversiva, ma l’analisi dei discorsi e delle narrazioni che le tecnologie e le interfacce parlano sul corpo come sapere insufflato nei corpi da parte dello Stato, come strategia dello Stato; un’analisi dei travestimenti del Significante dispotico, declinazioni del paradigma edipico[1] indifferente alla designazione.

Parto, è ormai evidente, da “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault, che ha analizzato i corpi dei sorvegliati dallo Stato negli spazi delle prigioni, degli ospedali, delle caserme, delle scuole, delle fabbriche e l’insieme delle procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui per renderli docili e utili allo stesso tempo.

La società disciplinare si è imposta grazie ai corpi degli individui, grazie a particolari rapporti di produzione, a logiche di accumulazione del capitale di tipo fordista. “Il momento storico delle discipline, è un momento in cui nasce un’arte del corpo umano, che non mira solamente all’accrescersi delle sue abilità, e neppure all’appesantirsi della sua soggezione, ma alla formazione di un rapporto che nello stesso meccanismo, lo rende tanto più obbediente quanto più è utile, e inversamente. Prende forma allora una politica di coercizione che sono un lavoro sul corpo, una manipolazione calcolata dei suoi elementi, dei suoi gesti, dei suoi comportamenti. Il corpo umano entra in un ingranaggio di potere che lo fruga, lo disarticola e lo ricompone. Un’anatomia politica, che è anche una meccanica del potere va nascendo. […] La disciplina fabbrica così corpi sottomessi ed esercitati, corpi docili”[2].

Suppongo che, modificandosi i corpi, i rapporti di produzione e le logiche di accumulazione, debba cambiare necessariamente anche la maniera con la quale la società sviluppa strategie di controllo e implementa strutture disciplinari, discorre sul corpo e lo sistematizza codificandolo, occupa spazi vuoti con nuovi Significanti dispotici; suppongo dunque, che modificandosi le strategie si modificano i corpi: “in ogni società , il corpo viene preso all’interno di poteri molto rigidi, che gli impongono costrizioni ed obblighi. Molte cose, tuttavia, sono nuove in queste tecniche. Prima di tutto, la scala del controllo: non si tratta di intervenire sul corpo in massa, all’ingrosso, come se fosse un’unità indissociabile, ma di lavorarlo nel dettaglio”[3].

Suppongo che, nonostante la modificazione dei corpi e degli apparati disciplinari di controllo, vi siano delle costanti molto forti nelle strategie di sorveglianza che si mantengono in maniera strutturale, che non dipendono soltanto dal corpo, ma dalle tecniche di applicazione di interfacce[4] al corpo, dal loro spazio cognitivo, dalla loro comprensione. Suppongo che vi siano delle narrazioni del potere che  sottendono di volta in volta le declinazioni del controllo, che rendono il corpo elemento strutturale di sapere.

L’identificazione di un corpo come tecnologico, come virtuale o come qualunque altra cosa, richiama una serie di elementi mitici ed ideologici che si interfacciano al  corpo stesso, gli danno senso. Quest’interfaccia nasconde sapere e potere, è l’elemento ideologico forte che territorializza il corpo, è lo strato gelatinoso che lo Stato avvolge attorno al corpo, è l’albume che nutre e immobilizza l’individuo, è la protezione per l’individuo e per lo Stato dall’individuo, dalle sue Mutazioni.

L’interfaccia nasconde codice e ne traduce il resto, aggiunge senso al funzionamento, racconta storie.

Se il dettaglio del corpo su cui lavorare è così importante per ottenere il controllo dell’individuo, allora modificazioni qualitative (anche soltanto immaginarie) del corpo stesso saranno importantissime per la comprensione del cambiamento del sorvegliare e punire, delle sue narrazioni.

Quando per la prima volta un uomo ha usato una pietra, una clava, egli ha iniziato a modificare la struttura del suo corpo[5], ma soprattutto il suo senso, il suo significato. E’ da qui che si parte per comprendere il senso delle mutazioni corporali.

 La mia analisi si sofferma soprattutto sulle modificazioni che sono più facilmente riconducibili a momenti della storia occidentale in cui rapporti di produzione di tipo capitalistico andavano nascendo, si affermavano e poi trasformavano il volto della società da industriale a postindustriale.

Le modificazioni corporali avvenute fin dalla fine del XVII secolo, volte verso la creazione di un corpo meccanico e tecnologico, sono accadute contemporaneamente alla creazione di nuove interfacce tra il corpo e il mondo: l’uomo ha dovuto far funzionare il proprio corpo con le nuove tecnologie, dando un nuovo senso, un nuovo significato al proprio corpo.

Le modificazioni avvenute verso l’inizio del secolo XX, come vedremo nei capitoli sul corpo postindustriale e sul copro scomparso, sono più spiccatamente volte verso la creazione di un corpo virtuale, neurale, collettivo e nomade. L’interfaccia che lega il corpo tradizionale a quello virtuale, collettivo e nomade occupa uno spazio impercettibile, microscopico, paragonabile ai circuiti magici che stanno nei microchip, ma denso di sapere e potere, pieno di significati.

 I due tipi di modificazione sono molto diversi tra loro, ma corrispondono entrambi a trasformazioni dei modi di accumulazione del capitale, ad aggiustamenti nei rapporti di produzione. Sono necessari a efficienze tecnocratiche diverse tra loro solo in superficie.

 Il corpo meccanico/tecnologico si accompagna a società di tipo industriale avanzato, al fordismo, al modernismo. In questo contesto viene regolato e domato, gli vengono date determinate coordinate spazio-temporali, viene significato rispetto ai valori dominanti, viene resa necessaria la sua condizione: “La nostra società si distingue in quanto sa domare le forze sociali centrifughe a mezzo della Tecnologia piuttosto che a mezzo del Terrore, sulla duplice base di una efficienza schiacciante e di un più elevato livello di vita”[6].

 Il corpo virtuale si associa a  società postindustriali, all’accumulazione flessibile del capitale e ad una visione postmoderna della vita [7].                                                                                              

Per una politica di liberazione è necessario comprendere quali sono i legami mitici e ideologici che si trovano ad operare tra i concetti di corpo e tecnologia, qual è il valore delle interfacce che si frappongono tra i due elementi, quanto spazio cognitivo occupano, quanto codice nascondono, quanta significazione di funzione contengono. È necessario comprendere qual è il paradigma discorsivo che fa da sottofondo alle modificazioni di volta in volta contingenti del corpo e delle sue significazioni, qual è il rapporto tra i diversi Significanti dispotici e i corpi, dove si colloca il plusvalore di codice.


 


[1] Cfr. Op. Cit., L’anti-Edipo: Il triangolo edipico è la territorialità intima e privata che corrisponde a tutti gli sforzi di territorializzazione sociale del capitalismo. […] C’è in Edipo una ricapitolazione dei tre stati o delle tre macchine [territoriale, dispotica e capitalistica]. Egli si prepara infatti nella macchina territoriale, come limite vuoto inoccupato. Si forma nella macchina dispotica come limite occupato simbolicamente, ma non si conclude e non si attua se non diventando l’Edipo immaginario della macchina capitalistica. […] non è la psicanalisi ad inventare Edipo: essa gli dà solo un’ultima territorialità, il divano, e un’ultima legge, l’analista dispotico ed esattore di danaro. […] la posizione familiare è solamente uno stimolo per l’investimento del campo sociale da parte del desiderio. (pagg. 304, 307).

[2] Op. Cit., Michel Foucault, pag. 150.

[3] Op. Cit., Michel Foucault, pag. 149.

[4] Cfr. Gui Bonsiepe, Dall’oggetto all’interfaccia, 1993, trad. it. Feltrinelli, Milano 1995. Bonsiepe così definisce l’interfaccia: E’ necessario pensare che l’interfaccia non è un oggetto, ma uno spazio cognitivo in cui si articola l’interazione tra corpo umano, utensile (artefatto, inteso sia come oggetto artefatto sia come artefatto comunicativo) e scopo dell’azione. […] Si può sostenere che ogni design abbia come destinazione ultima il corpo umano. Lo spazio retinico acquista una posizione predominante […]. Nel caso degli strumenti, sia materiali sia immateriali (programmi software), il compito del design consiste esattamente nel collegare gli artefatti al corpo umano. Tale processo è individuato con il termine tecnico di abbinamento strutturale. (pagg. 20-25).

E’ interessante notare che il concetto di abbinamento strutturale, evidenziato da Bonsiepe per indicare il collegamento del corpo con gli artefatti, è qualcosa di molto simile a ciò che più avanti indicheremo col termine di significazione e sistematizzazione delle funzioni del corpo.

[5] Cfr. Derrick De Kerckhove, McLuahan e la metamorfosi dell’uomo, Venezia 1982, pag. 28: Le principe essentiel, c’est que chaque nouvelle invention humaine crée un nouvel environment et introduit des changments dans les conditions qui précédaient son avènement. Ces changments se produisent généralement en quatre mouvements: extension, déplacement, récupération, renversement. 1) Dans un premier temps, les technologies sont d’abord une extension ou un prolongement de l’une ou l’autre des spécialisations de l’organisme humaine. […] 2) Cependant cette extériorisation est aussi une manière d’amputation, car la nouvelle technologie, en se substituant à la faculté qu’elle amplifie, lui fait subir, au niveau des fonctions biologiques, un processus d’atteénuation. […] Comme il ne s’agit pas d’une amputation chirurgicale, mais bien d’une métamorphose environnementale qui se produit à plus ou moin longue échéance, la privation n’est pas vécue sur le mode de la douleur physique. Cette absence de douleur est en partie responsable du retard épistémologique que nous prenons sur la connaissance des effets réels de la métamorphose. Pour le reste, notre tranquille insouciance est protegée par des structures cognitives qui entretiennent long temps aprés les plus profondes révolutions environnementales, l’illusion que rien n’a changé.[…] 3) Le stade d’extériorisation identifiable dans le premier moment de la nouvelle technologie, n’est que le prélude nécessaire d’une intériorisation qui est l’effet de retour (feedback) des formes culturelles suscitées par cette technologie. […] 4) […] C’est une intuition qu’il aurait trouvée dans la lecture de Thomas d’Aquin, soit que toute forme qui est poussée à l’extréme se renverse dans une forme complémentaire. 

[6]Op. Cit. H. Marcuse, pag. 8.

[7] Cfr. Op. Cit., David Harvey: Il passaggio verso l’accumulazione flessibile si compì in parte con la rapida messa a punto di nuove forme organizzative e nuove tecnologie di produzione. Anche se queste ultime possono essere nate dalla ricerca della superiorità militare, la loro applicazione aveva molto a che fare con il superamento delle rigidità del fordismo e con l’accelerazione dei tempi di rotazione quale soluzione ai problemi del sistema fordista-keynesiano che sfociarono in crisi aperta nel 1973. L’accelerazione della produzione fu raggiunta grazie a mutamenti organizzativi in direzione della disgiunzione verticale – che invertirono la tendenza fordista all’integrazione verticale – il subappalto, il ricorso a fonti esterne, e così via – che invertirono la tendenza fordista all’integrazione verticale e produssero un crescente decentramento della produzione anche in presenza di una crescente centralizzazione finanziaria. Altri mutamenti organizzativi – come il sistema di gestione del magazzino just-in-time che riduce il volume delle scorte – associati alle nuove tecnologie di controllo elettronico, produzione in piccole quantità, e così via, ridussero i tempi del ciclo produttivo in molti settori (elettronica, macchine utensili, automobili, edilizia, abbigliamento, e così via). […] L’accelerazione del ciclo di produzione implica una parallela accelerazione negli scambi e nel consumo. La circolazione di merci attraverso il sistema di mercato avviene ora a una velocità maggiore grazie ai migliori sistemi di comunicazione, al flusso delle informazioni e alle razionalizzazioni delle tecniche di distribuzione (confezionamento, controllo del magazzino, containerizzazione, feedback di mercato, e così via). L’electronic banking e le carte di credito sono state alcune delle innovazioni che hanno aumentato la velocità del flusso inverso di denaro. I servizi e i mercati finanziari (aiutati dagli scambi computerizzati) si sono a loro volta accelerati fino a rendere, così come si dice, ‘ventiquattr’ore un tempo lungo’ nei mercati azionari mondiali’. (pagg. 347, 348).