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Il corpo invaso (Lorenzo Marvelli - Teatri
OFFesi)
Il
tubo in cavità.
Il tubo gastroscopio scivola ben lubrificato nel lume dell’esofago: è tutto
rosso intorno ché l’elicobatterio ha disseminato mine antiuomo senza
parsimonia facendo del tubo un campo minato.
E’ così pericoloso avventurarsi per l’esofago senza uno strumento capace di
rilevare metalli sospetti!
Chi lo ha fatto ci ha lasciato una gamba ed ora si aggira
fortunato-in-protesi, uomo biomeccanico e cibernetico, mutato e privato
dell’organo nel canale esofageo.
Alcuni tentativi, accenni di vomito conato, bloccano il tubo gastroscopio
per un attimo poi, quando il buon respiro mette quiete nello stomaco, ecco
che lo strumento riprende il suo tragitto come serpente strisciante nel
contesto peristaltico di quest’apparato digerente appena all’inizio e già
così infestato di mine antiuomo ed elicobbateriche antibiotico-resistenti.
Un fastidioso restringimento valvolare, un Cardiàs come Flegiàs, come
sentinella in garitta armata di tutto punto che grida: “Fermo là!”, un
anello connettivo slarga & stringi introduce il gastrotubo nell’organo cavo
per antonomasia.
Ed è gran festa!
Nello stomaco.
Tutti dicono: “Viva la gastrofesta!”
Erano ormai anni che nessuno si faceva vedere da queste parti: tutto buio e
triste, acidopepsina sulle pareti a tutto tondo, silenzio e talvolta un
borborigmo per livelli aerei ed idroaerei che cessano improvvisamente con
uno svuotamento peristaltico per cui il Gastro si rovescia su se stesso
facendo l’interno dell’esterno e viceversa senza tuttavia mutar granché nel
sacco peritoneale che avvolge con così tanta luccicanza.
Ecco il tubo gastroscopio, il faro che questo monta in testa, il fascio
della luce che, ove illumina, scalda per la gioia dei villi intestinali che,
seppur lontani dalla rivelazione, s’agitano come spighe al vento, come
plancton sottomarino, come veli di sposa.
C’è un gran fermento nella cavità e, come un dragone cinese azionato da
cento uomini, volteggia il gastrotubo, disegna parabole, si spinge verso
l’alto e poi precipita, sta fermo per un attimo ma presto volta e parte come
un toro impazzito dalla rabbia, ora qua, ora là, facendo aria e luce, un
rumore tondo e sordo nel quale è possibile riconoscere l’eco dell’applauso:
mille anatomie cellulari che per la casuale mitosi, qui si sono ritrovate
loro malgrado, ora ringraziano il destino e strappano finalmente le pareti
riversando dappertutto citoplasma: “Evviva!”, gridano corpuscoli rotolanti
sulle pareti del grande Gastro, “Viva la gastrofesta!”, ciarlano ribosomi,
vacuoli e mitocondri scivolando nel marasma citoplasmatico.
Dieci minuti di follia generale poi il tubo, ormai povero di lubrificante,
pensa d’andar via.
Come il serpente strisciante, aziona l’onda contraria che da come risultato
il moto inverso e prima di passare in galleria, proprio quando appare
all’orizzonte Cardiàs sotto garitta, il tubo estrae una grossa pinza e,
prima che nessuno se ne accorga, taglia di netto un pezzo di materia per il
laboratorio.
Il corpo organizzato è studiato e curato perché non marcisca sotto l’azione
del tempo ed il gastro non fa eccezione nonostante il suo aspetto così cavo
ed aperto ad ogni tentativo di contatto con l’esterno: neanche lo stomaco di
passaggio tiene lontana l’invasione degli Apparati Strumentali, risultando
così, il corpo, sempre in balia dei tubi-serpenti-striscianti che prima
fanno credere chissà cosa e poi…
E se questo non basta perché voi principiate a convincervi del fatto che il
corpo è perennemente sottopressione e che la manipolazione della carne umana
è l’esercizio preferito di chi comanda, ora proverò a dirvi dell’Epa che,
pur non essendo cavo, è comunque sistemato nella luccicanza peritoneale ove
tutto è ovattato e calma piatta tanto da credere che, ed invece…
L’invasione delle vie biliari
Il fegato cirrotico e stanco, siede nella sua loggia in attesa di togliere
il disturbo.
Bande di connettivo lasso sconvolgono la normale architettura ed un tanfo
insopportabile rende inavvicinabili i poveri epatociti, una volta veri e
propri laboratori di armi di distruzione di massa, oggi dissidenti al
confino, scienziati aterosclerotici e incapaci, algebre impazzite, pile
alcaline scariche, barriere inconsapevoli al deflusso della bile che così
diviene reflusso pestilenziale finalmente raccolto in formazioni sacciformi
radiopache e iperdense dal colore verde smeraldo nauseabondo.
Poveri scienziati!
Questo è quello che spetta a chi ha passato la vita intera a brigare, a
trasformare in legami covalenti l’ alcol in formaldeide e glucosio in
quantità esagerata che poi in ultima analisi, come dice il dottor Krebbs, di
lipidi si tratta, ergo, grasso!
Grasso nel sangue e colesterolo che poi fa ictus ed infarto del miocardio in
barba agli ipolipemizzanti che sono una gran fregatura: “La dieta
ipocalorica ed iposodica è l’unica cosa!” ma chi glielo va a dire alle
multinazionali del colesterolo che finanziano gli epatociti sin da piccoli
perché trasformino-trasformino-trasformino sino a dichiararsi esausti e
puzzolenti con gran reflusso di bile verde e gialla.
Questi lobi epatici sono una gran rottura!
Soprattutto quando, non più giovani, perdono la capacità d’essere trapassati
da vasi d’ogni tipo che tutti conosciamo come il “Circolo Portale Artico” ed
allora questi tubi pieni di sangue rosso-disossigenato, si inginocchiano e
divengono turbolenti, “Ipertensione, ipertensione portale!”, sino alle
varici esofagee che nella peggiore delle ipotesi, esplodono in un grande
sbotto di sangue e poi a seguire una infinità di spruzzi ematici che
dipingono pareti circostanti e poveri passanti.
Ma questo non è niente in confronto al rovesciamento improvviso della bile
nel flusso sanguigno con il risultato che il colorito corporeo si fa
d’improvviso giallo-verdognolo fosforescente facendo del corpo in esame un
s-oggetto non identificato luminescente e visibile di notte.
E che dire poi del K-deficit vitaminico che è fattore di coagulazione?
Il corpo impiagato perde sangue senza sosta dalle più piccole soluzioni di
continuo per cui s’interviene con bendaggi compressivi ed acqua ossigenata o
perossido d’idrogeno dalle magiche proprietà emostatiche e rinfrescanti.
Il corpo così fasciato è irriconoscibile a se stesso e perde il nome e
l’identità tanto che a qualcuno verrebbe a dire che la malattia è sinonimo
di libertà.
E questo è suffragato dal fatto che il Potere della Scienza che è contro
ogni possibile accenno di libertà, interviene immediatamente ad impedire
questo superamento d’identità del corpo bendato e procede all’assalto
dell’epa con ogni mezzo penetrando dal coledoco per le vie biliari fino al
connettivo lasso a sparare liquidi iodati che s’espandono a raggiera
rendendo possibile il passaggio dei raggi-X e gamma nonostante la
convenzione internazionale che prevede la distruzione delle armi nucleari,
chimiche e batteriologice.
Questi scienziati vogliono salvare a tutti i costi il fegato invecchiato
perché sanno che un corpo da esso liberato, diviene un tantino più libero,
direi leggero, vuoto, disponibile ad essere attraversato da chiunque senza
che venga percepita puzza alcuna.
Un fegato morente è il più grande anelito alla libertà.
Tutti a tavola
Sul tavolo giace il corpo incosciente per il curaro e la ketamina, il volto
mascherato ed intubato per il gas nervino ed anidride ed ossigeno in bombole
a pompare macchine e polmoni, ingranaggi di metallo, artifici matematici,
elettroniche algebriche: è il trionfo della scienza operatoria e dei padroni
del sonno e della veglia, dei meccanici dentisti, taglialegna, seghe
elettriche, martelli pneumatici, il sibilo bruciato del bisturi elettrico
sulla pelle rossa disinfettata dallo sporicida PH basico, la breccia
operatoria, cinque, dieci centimetri, un vero e proprio squarcio, la porta
del caveau umano, la cattedrale della Natura; puzzo di carne morta e
bruciata, cauterizzazione capillare per evitare il sanguinamento eccessivo,
il bisturi è anche un ferro infuocato disinfettante e quando è all’azione
solleva fumo e cenere tutto intorno.
S’apre il portale della chiesa: “Meraviglia, meraviglia del creato!”
La navata centrale grigio intestino è un groviglio di tubi intrecciati nei
quali è possibile farsi spazio senza creare danno alle impalcature intorno
che sono come affreschi sulla volta peritoneale, i reni nelle logge, il
rilievo splenico, poco distante la fonte insulinica, il grande gastro
davanti l’abside come un altare sul presbiterio digerente acido e pepsinico
a contatto, per il coledoco transetto di sinistra, con l’epa cirrotico e
pestilenziale, la cripta corporea e luogo di sepoltura biliare.
Vien voglia di segnarsi con le mani piene di guanti giunte sino a qui con
l’intento di organizzare un po’ il gran groviglio digerente avvolto in
luccicanza peritoneale ma c’è così poco tempo per le ingegnerie operatorie e
poi c’è l’anestesia e l’emivita farmacologia con il cronometro puntato
sull’ora della veglia e della comparsa del dolore: “Fate presto, fate preso,
passateci le pinze!”
Queste pinze lanzichenecchie fanno irruzione nel tempio corporeo e bruciano,
strappano, squarciano, asportano, aspirano, attaccano, cuciono protesi,
lasciano tubi aspiranti, sciacquano e lavano per bene il peritoneo
luccicante e appena appena trasparente: il tubo digerente asportato dalla
cavità, è adagiato con cura in petto, dentro è un gran vuoto e lo stomaco
tende a precipitare sull’impianto diaframmatico ma la sapiente mano
chirurga, con un moto brusco, lo ricaccia di dove era venuto e con lui, il
sistema dei collegamenti viari con i pianeti della costellazione digerente,
Pancreàs, Epa, Ex-ofago, Spleen, tutte stazioni-laboratorio ove la sostanza
cambia forma con l’intento proteico, glucidico e lipidico mentre è un gran
passare di tir-carrier-vitaminici alla guida dei quali siedono infaticabili
auto-trasportatori che bevono whisky per rimanere svegli di notte ad
ascoltare canzoni e sesso alla radio ed a strombazzare alle puttane fingendo
di investirle.
Sul retro, come due containers, stanno i reni nelle loro logge, collegati ad
un sistema fognario di acque bianche che, insieme al velo peritoneale, danno
quella luccicanza che permette a noi tutti di vedere.
Le acque poi, raccolte in una cisterna trasparente, raggiungono un livello
accettabile prima dell’esondazione che avviene per apertura della diga
sfinterica ed innervata elettricamente con circuiti a fibre ottiche
organizzati in fasci che raggiungono il Cervello Centrale.
Potenza del software corporeo!
Questo sistema fognario è garante dell’equilibrio acido-basico per la
sufficienza dei reni, unico e vero filtro dell’intera architettura umana,
addirittura replicabili in chiave artificiale in un processo che porta il
nome di Seduta Emodialitica per corpi con reni dis-organizzati in
cortocircuito.
Le mani guantate, fatto il largo necessario, vanno verso lo zenit della
sfera celeste con la speranza d’asportare il cancro tumefatto, responsabile
del Gran Disordine Digerente e cortocircuito che di così tanto connettivo ha
infettato il fegato ormai definitivamente impazzito e distributore di bile
dappertutto.
La sorpresa è che il cancro ha messo le radici, ha invaso tessuti in ogni
parte, ha mangiato organi ed apparati, ha dis-organizzato il corpo.
Non resta, per le mani, che chiudere al più presto sedendo finalmente, al
tavolo degli sconfitti.
E così è con una gran bella cucitura sulla pancia, un punto a croce sul
corpo invincibile e dis-organizzando.
Il polmone artificiale
Il corpo è nel tubo respirante, contenitore cilindrico per flussi di
ossigeno ed anidridi carboniche, pareti trasparenti che lasciano in bella
vista le membra esangui ivi contenute.
Un tonfo e poi un altro per un atto respiratorio, una coppia d’aria per la
vita, entra ed esce, tunf tunf, la spia illumina l’avvenuto funzionamento
dell’atto, venti per minuto primo, il corpo supino e devastato dalla
macchina elettrica, dal suo rumore, dai suoi continui vuoti d’aria che
sembrano succhiare organi e sangue.
Un libro come unica distrazione, un libro sistemato di rovescio sulla parete
in plexiglas, storie di uomini e di macchine, cyborg dagli arti meccanici,
androidi e pompe, ingranaggi, pace-maker e denti di porcellana per il corpo
esangue e supino ora lettore ammazzatempo per non morire di noia: “Gira la
pagina che ho terminato, gira!”
Pagina centoventi sul polmone artificiale respirante e succhia-organi, la
storia è al momento cruciale, verrebbe il fiatone se non fosse la macchina a
comandare, il cyborg accetta di morire per salvare l’intera umanità, il
cyborg si fa uomo per salvare tutti gli uomini, il cyborg rinuncia al suo
potere immortale e firma la sua condanna a morte.
Il corpo respirato dal polmone artificiale, piange dalla commozione per il
cyborg e la sua storia: “Togli il libro strappalacrime!”
Il corpo e la sua macchina, il corpo e la sua vita ma che vita è questa?
Per tenere prigioniero il cancro infiltrato, per alleggerire le bande di
connettivo lasso all’assalto dell’architettura dell’epa, la scienza inventa
il polmone artificiale che assumendosi la responsabilità degli scambi
gassosi, rallenta l’invasione della malattia e la degenerazione organica
mantenendo in vita chi sarebbe morto già da un pezzo.
Ora il pensiero è questo: come il cyborg sceglie di morire per dar la vita
altrui, così il corpo sceglie l’esplosione per dar dolore all’inventore
della navicella.
Il corpo gonfia se stesso di gas sino ad un’esplosione nucleare con
disseminazione di frammenti metallici della navicella respirante in un
raggio di diversi chilometri, come uno Shuttle al contatto con l’atmosfera,
come un’automobile allo schianto con un camion a rimorchio.
Altro pensiero: fase uno e smaterializzazione corporea con fuga dalla
navicella, interno-esterno; fase due e inglobare all’interno del corpo la
macchina respirante e farne un organo come il fegato così da renderla
vulnerabile all’assalto del tumore radicale che infesta e infetta tutto ciò
che si trova tra i piedi.
Disintegrazione navicellulare!
Il polmone artificiale ammala di cirrosi e nei suoi tubi metallici scorre
puzzolente la bile senza sfogo, ristagna, solidifica in calcoli di
bilirubina che poi trasmigrano nei sistemi fognari di acque bianche che
divengono verdi dalla bile ed inquinano sorgenti d’acque minerali lassative
ed iposodiche, digestive e “buoneperlapelle”.
Allo stato non esistono altri pensieri corporei oltre a Pensiero 1 e
Pensiero 2 appena illustrati.
In barba ai pensieri, la realtà tenta l’organizzazione artificiale che è il
massimo dell’invasione corporea da parte di agenti esterni e prepotenti.
Il
martirio di San Sebastiano
Il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo
revisionista che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della
libertà ed invita le coscienze che assistono a questo Tribunale della
Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel
frattempo cariati e fradici all’azione del tempo nonostante l’Invasione
Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni quali “prevenire è
meglio che curare” o “grasso è bello” e amenità di questo genere perché, da
che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a catturare tutta
l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi e non c’è
individuo più crudele ed integrato nel sistema, del bambino infante che,
proprio perché ha una spiccata attitudine alla proliferazione cellulare ed
alla crescita organica, è quanto di più schiavo possa esistere sulla faccia
della terra.
Ma l’Invasione Mediatica fa dei pedofili, assassini patentati, quando invece
potrebbero essere definiti partigiani perché auspicano la cessazione della
proliferazione tissutale.
Forse San Sebastiano può essere accusato di tutto questo?
Certo la sua posizione ci induce a sospettarlo ma è così difficile
dichiararsi non influenzabili dalla illusoria Invasione Mediatica!
San Sebastiano nacque in Gallia con il corpo corpo dis-organizzato e Santo
perché aveva genitori nobili e fu Ufficiale delle Guardie Imperiali perdendo
ogni tentativo revisionista che a Roma, sotto Diocleziano, produsse il suo
martirio.
La sua fede cristiana venne subito scoperta grazie al senso della libertà
che invitava ai tentativi di proteggere i compagni e le coscienze che
assistono a questo per fede e per convertire. Ma Diocleziano e il Tribunale
della Scientifica Inquisizione, gli ordinarono di spogliarsi e quindi fu
legato con tutti i tessuti ad un albero e fu colpito a morte con le frecce.
Gli arceri all’azione del tempo, nonostante l’Invasione Mediatica romana,
eseguirono gli ordini e Sebastiano vuol farci credere a quelle stupide
illazioni e per questo, fu lasciato come morto.
Il corpo bambino infante che, proprio perché venne riverentemente sepolto,
restò per sempre nelle catacombe con una spiccata attitudine alla
proliferazione cellulare della Romana Chiesa.
L'eroica figura di San Sebastiano e la sua crescita organica, il suo viso
esultante che guarda trionfalmente verso il cielo come se stesse già
aspettando la ricompensa Cristiana poiché sopravvisse a questo tormento e ne
guarì, si libra e le seguenti generazioni di Cristiani invocavano il suo
intervento contro la peste, associata, nell'immaginario, alle frecce della
malattia che piovevano dal cielo.
Quella stessa notte, Sant'Irene si recò sul luogo del martirio in compagnia
di altre donne, nell'intenzione di rimuovere il corpo del martire ma, con
sua sorpresa, lo trovò ancora vivo.
Dopo la guarigione, Sebastiano continuò coraggiosamente nella sua opera
cristiana e l'infuriato imperatore ordinò che fosse bastonato a morte. Il
corpo venne riverentemente sepolto nelle catacombe di Roma: eroica
trasformazione metabolica.
Il suo principale compito è comunque produrre la bile, un liquido
determinante durante i processi digestivi. Ha poi la funzione di elaborare
le sostanze assorbite dall’intestino, che gli arrivano attraverso la vena
porta, per restituirle nuovamente al sangue.
Omaggio a Barroughs,
principe dei martiri
Il fegato depura il sangue dalle sostanze tossiche provenienti ad esempio
dai farmaci; immagazzina il glucosio sotto forma di glicogeno per liberarlo
quando si rivela necessario mantenere inalterato il livello di zuccheri nel
sangue.
San Sebastiano nacque in Gallia da genitori nobili. Fu Ufficiale delle
Guardie Imperiali a Roma e sostenne davanti al Tribunale dell’Inquisizione
che il fegato è un vero e proprio laboratorio chimico calcolando che al suo
interno avvengono circa 500 diverse operazioni in quattro sezioni: il lobo
destro, il lobo sinistro, il lobo quadrato e il lobo caudato. I primi due
sono attraversati da un legamento falciforme, una membrana sierosa
attraverso la quale passano i nervi e i vasi sanguigni a esso destinati,
come l’arteria epatica e la vena porta.La struttura interna del fegato è
lobulare, ovvero costituita da ulteriori suddivisioni tutte uguali e con
simili funzioni. Ma l’Invasione Mediatica fa dei pedofili, assassini
patentati, quando invece potrebbero essere definiti partigiani perché
auspicano la cessazione della proliferazione tissutale. Forse San Sebastiano
può essere accusato di tutto questo?
Il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo
revisionista che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della
libertà ed invita le coscienze che assistono a questo Tribunale della
Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel
frattempo cariati e fradici all’azione del tempo nonostante l’Invasione
Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni quali “prevenire è
meglio che curare” o “grasso è bello” e amenità di questo genere perché, da
che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a catturare tutta
l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi e non c’è
individuo più crudele ed integrato dell’Imperatore Diocleziano e la sua
santa Irene.
Dopo la guarigione, che gli deriverà dalla liberazione, Sebastiano
continuò coraggiosamente nella sua opera-organi e non c’è individuo più
cristiano e l'infuriato dell’imperatore Diocleziano come quando ordinò che,
crudele ed integrato nel sistema, fosse bastonato a morte.
Il corpo bambino infante venne riverentemente sepolto nelle catacombe di una
spiccata attitudine alla proliferazione cellulare Roma. L'eroica figura di
San Sebastiano e la sua crescita organica resistono strenuamente
all’organizzazione artificiale che è il massimo dell’invasione corporea da
parte di agenti esterni e prepotenti per proteggere i compagni e le
coscienze che assistono a questo atto di fede e conversione. Diocleziano
Tribunale della Scientifica Inquisizione, ordinò che San Sebastiano fosse
legato, di tutti i tessuti e gli apparati, ad un albero e colpito nel corpo,
nel frattempo cariato e fradicio, con le frecce. Gli arcieri all’azione del
tempo nonostante l’Invasione Mediatica, eseguirono gli ordini e Sebastiano
fu lasciato come morto. Quella stessa notte, Sant'Irene si recò sul luogo
del martirio in compagnia di altre donne nell'intenzione di rimuovere il
corpo invecchiato del martire. Con sua sorpresa non lo trovò.
San Sebastiano nacque in Gallia con il corpo già dis-organizzato è Santo
perché i genitori nobili insieme all’ Ufficiale delle Guardie Imperiali del
revisionista Diocleziano, produssero il suo martirio adducendo alla fede
cristiana ma vennero subito scoperti grazie al senso della libertà dello
scorrimento puzzolente della bile senza sfogo che ristagna, solidifica in
calcoli di bilirubina che poi trasmigrano nei sistemi fognari di acque
bianche che divengono verdi dalla bile ed inquinano sorgenti d’acque
minerali lassative ed iposodiche: il corpo dis-organizzato è Santo perché,
perdendo ogni tentativo revisionista che lo riguardi, produce con il suo
martirio il senso della libertà ed invita le coscienze che assistono a
questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a spogliarsi di tutti i
tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici all’azione del tempo
nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle stupide illazioni
quali “prevenire è meglio che curare” o “grasso è bello” e amenità di questo
genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si prepara a
catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli organi
e sarebbe morto già da un pezzo.
Crash
sindrome
Il corpo invaso evaso di prigione si
appropria indebitamente di una macchina grigia metallizzata di marca Porche
del tipo 911GT turbo, 3200 centimetri cubici e 420 cavalli di smisurata
potenza.
Dopo aver iniettato con forza il gas nei
circuiti valvolari grazie ad una ipertrofica pompa cardiaca, il bolide fa la
rotatoria e si immette in un senso vietato che però è la strada più breve
verso il cavalcavia che va dritto in autostrada.
La impressionante velocità apre una
breccia nella strada trafficata senza che il pedale dei freni a disco
autoventilati ed impasticcati di ceramica finissima, venga preso in minima
considerazione.
La pressione sanguigna schizza sopra i 220 di
massima quando le 24 valvole montate in testa all’albero a camme, azionano
l’aspirazione del gas e preparano lo scoppio: la trazione è tutta anteriore,
i muscoli in tensione massima sulle braccia, sulle gambe, sui giunti
cardanici, sui semiassi e la frizione.
Acido lattico e piombo, per il
collettore, subiscono il filtro catalizzante prima di essere sfacciatamente
smarmittati per strada, in faccia agli ignari spettatori di questa
stranissima gara di velocità ad un solo concorrente.
Le pulsazioni cardiache raggiungono
la quota di 180 alla prima curva, tanto è il lavoro che la pompa ad
iniezione deve effettuare per consentire il folle moto a cilindri, deltoidi,
pistoni e quadricipiti femorali in corsa su di un lungo falsopiano, al
termine del quale, è una curva ove la segnaletica consiglia una velocità non
superiore ai 100 km orari ed in barba alla quale, il bolide GT lanciato,
risponde con un 300 secco sul tachimetro pari a 6000 giri dell’intero
corpo-motore.
“Centro!”
Lo spinterogeno, attraverso i suoi
mille collegamenti nervosi, invia informazioni neuro-elettriche perché la
macchina mantenga la prestazione ed il cervello realizzi un unico pensiero:
correre!
In prossimità della curva, l’albero
di trasmissione con le sue fibre tendinee e le rotule ingrassate dai liquidi
sinoviali, impone al differenziale una diversa distribuzione del moto sulle
gomme prive di battistrada che effettivamente rispondono al comando ma non
sino ad impedire un impressionante testacoda sull’asfalto bagnato dalla
pioggia.
Ora il corpo-macchina effettua
disgraziatamente una serie di capriole e ribaltamenti mettendo a dura prova
lo scheletro ed il telaio; il GT 911 Turbo colpisce il guard-rail ora a
destra ora a sinistra, terminando la sua danza di morte, completamente
rovesciato, al centro dell’altra corsia di marcia.
Sulla strada scorre il film
dell’incidente: tubi metallici e vasi sanguigni di grosso calibro
completamente scoperti, circuiti d’ogni tipo, calotte e scatola cranica
frantumata e decervellata, il ritmico battito delle palpebre in sintonia con
le spazzole azionate del tergicristallo, il ventre aperto sul serbatoio,
carrozzerie varie, ossa fratturate, tappezzerie e vestiti a brandelli, tanto
sangue, tanto carburante intorno.
Organi e motori, carni e metalli a
terra sull’asfalto rendono libero il GT-corpo di riprendere la sua corsa
invisibile verso nuovi circuiti autostradali ove le curve non hanno
segnaletica e soprattutto non c’è limitazione di velocità.
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