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   Mutations  

Mutazioni e trasformazioni del corpo

 


C’est tout notre corps dorénavant, et non plus seulement la téte, qui est engagé dans l’organisation des significations

Derrick De Kerckhove 

 Per quanto critiche possono essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere  che non bisogna temere niente; quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.

Sun Tzu (L’arte della guerra)


Il corpo scomparso

Prima importante evidenza di un cyborg è di essere assieme oggetto di un Significante dispotico e il Significante dispotico stesso – la parte cyber – , oggetto di una narrazione e racconto esso stesso. Il corpo stesso contiene plusvalore di codice ed i regimi molari e molecolari si confondono tendendo al collasso.

Il corpo scompare, centrifugato all’interno di necessità legate a tassi marginali di profitto decrescenti, reti di comunicazione, fratture epistemologiche, assenza di referenti e significati. Il corpo diventa esso stesso interfaccia, flusso di informazione senza contenuto, plusvalore di codice e resto di traduzioni per entità molari fatte di altri corpi.

Il corpo diventa completamente strumento molare, non più paranoico, ma elemento di una struttura paranoica; non più soltanto spazio sul quale lo Stato esercita sapere e potere attraverso le interfacce, ma elemento informativo e fonte di sapere esso stesso.

Lungi dall’essere momenti separati e distinti, il corpo elettrico, quello protoindustriale, quello senza organi e postindustriale, il copro scomparso, sono aspetti differenti, declinazioni diverse, reazioni dell’uno verso l’altro dello stesso corpo che continua a vivere a lato di Stato & Mutazione.

Lo Stato di Foucault disciplina e controlla i corpi attraverso la visione totale degli spazi nei quali vivono gli individui, attraverso il sapere insufflato nei corpi stessi. I corpi protoindustriali sono legati alle catene di montaggio, alle caserme, agli ospedali, alle scuole. Il controllo è sempre strategia di ordine fisico. Il corpo elettrico segna una prima piccola modificazione, un primo spostamento adattivo di Stato e Mutazione: l’elettricità fa scorgere potenzialità di controllo maggiori, estese e diffuse. L’elettricità è metafora che giustifica anche il controllo di ordine fisico imposto ai corpi protoindustriali: essa aumenta di moltissimo la quantità di sapere col quale si ricopre il corpo dell’individuo; attraverso l’elettricità se ne svela il suo funzionamento, le possibilità di comprenderne le deficienze e di migliorarlo, di renderlo perfetto rispetto a delle strutture molari (taylorismo e fordismo sono gli esempi forti di tale controllo). Il funzionalismo tecnocratico del socius è reso possibile dal funzionalismo tecnocratico e dalla significazione del funzionamento del corpo. Le possibilità di fuga sono legate soprattutto a capacità di significazione schizofrenizzante del funzionamento del corpo.

 

L’ideologia che si impone attraverso il sapere imposto sul corpo elettrico diventa sempre più opaca e frammentata, si nasconde in maniera sempre più diffusa nel mondo che circonda il corpo, negli oggetti che utilizza, nelle protesi del corpo stesso. La falsa coscienza è nascosta nelle traduzioni tra molecolare e molecolare, tra molecolare e molare, nel plusvalore di codice che esiste sempre più nascosto in tutti gli oggetti che continuano a significare il funzionamento del corpo.

 Accumulazione flessibile e tempi di rotazione (sia di produzione che di consumo) sempre più veloci non permettono più la sopravvivenza di ideologie totalitarie all’ingrosso vecchia maniera, la loro cristallizzazione: il postindustriale porta al postmoderno, l’ideologia si frantuma e si modifica, ma continua a vivere agendo sempre in maniera più totalizzante e opaca. Una sorte simile spetta ai Significanti dispotici: le metanarrazioni moderniste lasciano il posto a delle mininarrazioni, tutte contenute nelle protesi, nella tecnologia, nelle interfacce che si appoggiano sul corpo. Esse traducono, come rituali sciamanici, l’ignoto in significazione strutturata.

Il corpo cyborg, corpo artificiale per antonomasia, tenta e crede di poter sfuggire a logiche di controllo, ma è pura illusione: il Significante Dispotico nascosto nelle interfacce diventa il corpo stesso, lo pervade completamente e, legandosi alle reti, ai satelliti, diventa strumento paranoico esso stesso di strutture più grandi, il corpo diventa tutto intero elemento molare: “noi non possiamo più pensarci come un ‘io’ separato e distaccato dal mondo. La nostra soggettività non è più un nucleo stabile e autonomo che rispecchia il mondo, lo ordina con la sua razionalità, gli conferisce un senso: è un grumo temporaneo, di una densità appena sufficiente a garantire una parvenza di identità, destinato a sciogliersi e a riformarsi, ogni volta diverso, in quel paesaggio che, adesso lo vediamo, non è che un flusso di informazioni continuo, dinamico, sempre al confine tra stabilità e instabilità. La potenza dell’esteriorizzazione sta per rovesciarsi come un guanto: dopo essersi estroflesso nel mondo con la forza di una tecnica dominatrice e ordinatrice, l’uomo occidentale vede tutto il mondo rifluire dentro di sé, direttamente e letteralmente dentro il suo corpo. Dopo l’esplosione dell’uomo nel mondo, l’implosione del mondo nell’uomo”[1].

Il corpo diventa, per Caronia, corpo disseminato, corpo senza più centro:

“Se il contatto sempre più intimo con tecnologie elettromeccaniche intrusive ci fa pensare a un cambiamento della stessa ‘materia prima’ biologica del corpo, ma non certo a un deperimento della sua dimensione materiale, le tecnologie digitali sembrano invece andare verso un’evanescenza del corpo, verso una tendenziale scomparsa nella nuova immaterialità delle interazioni elettroniche. […] Potremmo dire che ai processi di replica del corpo e invasione del corpo, le tecnologie virtuali cominciano ad affiancare un terzo processo, quello di disseminazione del corpo nelle reti e negli spazi virtuali, immateriali, delle macchine digitali. E il corpo disseminato è destinato a modificare e a minacciare un rapporto basilare, che aveva retto più o meno immutato per decine di anni, il rapporto tra corpo e identità. Sarà il completo stravolgimento di questo rapporto, probabilmente, quello che segnerà il momento terminale di uscita dall’era neolitica e dalla sua fase più matura, la società industriale”[2].

Qual è la risposta della mutazione?

Il corpo è ormai scomparso, la zavorra anti-ideologica parecchio alleggerita, le capacità di reazione di un corpo sciolto nella rete molto limitate. Ci attende una trasformazione paradigmatica dei modi di resistenza, una trasformazione paradigmatica della Mutazione che ci aiuti a ritrovare i residui del corpo e le sue deissi in maniera nuova, all’interno di reti virtuali dove lo spazio e il tempo perdono ogni riferimento naturale, dove è più difficile capire cosa significhi veramente deissi, dove è quasi impossibile discernere Essere e Divenire, Atto e Potenza, Reale e Virtuale, Molecolare e Molare, Significante e Significato, Segno e Referente, Schizofrenia e Paranoia, Stato e Mutazione.

C’è un vero e proprio collasso epistemico, il corpo è  autoreferenziale in un mondo autoreferenziale e, forse, paradossalmente si ritrova: la deissi diventa deissi assoluta, il plusvalore di codice e le interfacce sono dappertutto e per questo si scoprono, diventano palesi; c’è una disponibilità di mininarrazioni infinita che non dà la possibilità di cristallizzazione ai significanti dispotici e gli stessi significanti dispotici si moltiplicano all’infinito: “Le RV, insomma, non ci fanno attingere alcun livello di realtà superiore o più autentico, ma spingono al parossismo l’indistinzione, completamente artificiale e postumana (non naturale e originaria), tra i vari livelli di realtà. […] Il corpo disseminato è quindi un copro fluttuante, che perde sempre di più la sua dimensione sacrale, il suo riferimento a un’origine immutabile e fondativa, che nella sua crescente disponibilità al travestimento, alla disseminazione funzionale e finzionale, alla manipolabiltà, accentua […] il suo carattere ‘vestito’. Un corpo del genere, va da sé, non è più adatto a sostenere un’identità forte e stabile, a segnalare con la sua unicità e intangibilità il confine tra interno ed esterno, a corroborare un mito originario di fondazione. Paradossalmente, solo la fine della credenza in un’origine di unità e armonia con la natura rende possibile che il nuovo corpo artificiale e disseminato funzioni come strumento di contatto e di inserimento nel nuovo paesaggio tecnologico, alla nuova dimensione del mondo in cui naturale e artificiale si confondono. Ma questo contatto, questo inserimento, sarà sempre meno garantito dallo ‘zoccolo duro’ opposto ai processi di omologazione dall’accoppiata  fra stabilità della forma corporea e isolabilità del flusso mentale individuale. […] nell’era digitale, il processo di identificazione non solo ‘deve modellare  essenzialmente le modalità cognitive, i modelli di funzionamento dell’attività mentale’[3], ma deve anche fare i conti con l’estensione della deriva corporea, con una nuova possibile stirpe di corpi virtuali disseminati nelle reti, precari e temporanei grumi di attività sensoriale e cognitiva che compensano con la loro mobilità il confinamento delle dita alla tastiera o al mouse, la fissità degli occhi sullo schermo del monitor, l’imprigionamento del capo o del corpo fisico nel casco o nella tuta”[4].

Tutto è stravolto e, per questo, forse non c’è più mito fondativo, non c’è più referente, non ci sono significazioni necessarie: il corpo scomparso riappare libero, appare libero; il Significante dispotico è dappertutto e non può più sistematizzare, non può più calamitare sensi e diventa significante vuoto, significante zero, significante fluttuante assieme a tutti gli altri segni. Una serie infinita di paranoici schizofrenizzanti si aggira  senza percorso verso limiti edipici, verso frontiere decodificate di flussi e giammai codificabili, deterritorializzano territorializzando, confondendo, senza più speranze di distinguerli, macchine e regimi molari, corpi, protesi, Significanti dispotici, plusvalore di codice, gambe e baffi di papà, interfacce ed elefanti, sapere e potere, linguaggi, segni, estensioni.

Il collasso epistemico è totale e non lascia scampo: i flussi di sapere, di desiderio, di informazione non sono soltanto inarrestabili. Non è più possibile ripiegarli su Edipo perché non c’è più alcuna differenza tra mondo e rappresentazione, perché non vi è più alcun Significante dispotico: “La castrazione come operazione pratica sull’inconscio è ottenuta quando mille tagli-flusso di macchine desideranti, tutti positivi, tutti produttori, vengono proiettati in uno stesso luogo mitico, il tratto unitario (unaire) del significante. […] Quali sono le buone condizioni della cura, dicono? Un flusso che si lascia tamponare da Edipo; oggetti parziali che si lasciano sussumere sotto un oggetto completo anche assente, fallo della castrazione; tagli-flusso che si lasciano proiettare in un luogo mitico; catene polivoche che si lasciano bi-univocizzare, linearizzare, attaccare ad un significante; un inconscio che si lascia esprimere; sintesi connettive che si lasciano prendere in un uso globale e specifico; sintesi disgiuntive che si lasciano prendere in un uso esclusivo, limitativo; sintesi congiuntive che si lasciano prendere in un uso personale e segregativo … Che significa infatti: ‘voleva dunque dir questo?’ Schiacciamento del ‘dunque’ su Edipo e la castrazione”[5] .

Il caos totale intravede spazi di potenzialità.


 


[1] Franco Berardi ‘Bifo’, Mutazione e cyberpunk. Immaginario e tecnologia negli scenari di fine millennio, Genova, Costa & Nolan, 1994, pag.177

[2] Op. Cit., Antonio Caronia, pagg. 166, 167.

 

[3] Op. Cit., L’anti-Edipo, pagg. 65, 73.

 

[4] Op. Cit., Antonio Caronia, pag. 134.

 

[5] Op. Cit., Antonio Caronia, pagg.72, 73.