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   Visions  

Visioni e miraggi

 


La finestra

Man mano la stanza ritrovava quel suo odore di muffa. Era tutto completamente scuro come la notte. Timidamente alcuni pulviscoli di luce cominciarono ad entrare come fantasmi. Si intravedevano le forme rigide dei mobili di legno vecchio e tarlato e le pareti. Poi la luce si era fatta più coraggiosa e sfacciata e si presentava irriguardosa sui muri spogli.

Sul pavimento prendevano forma vestiti ammucchiati e si coloravano col passare del tempo: da neri a bordò, da bordò a rossi. L’uomo anziano emise dei lamenti lontani e assonnati. Il suo letto lo avvolgeva con le sue lenzuola bianche. Cacciò le sue gambe e i suoi piedi nudi e cercò le pantofole. Quando le trovò si alzò insieme ai pochi capelli gelati e sconvolti come alghe dall’oceano. Adesso le ombre dei vestiti divenivano più nette.

L’uomo si passò le mani tra i capelli e aprì la bocca per un enorme sbadiglio. Non aveva nulla addosso. Le costole gli creavano ombre simili a quelle dei vestiti sul corpo debole e flaccido. Il suo pene gli ciondolava senza pretese tra le gambe. Aprì la finestra. Fuori non vi era nulla: solo uno sterminato deserto di luce e silenzio. Il vecchio si sporse, come ogni mattina, per cercare di trovare un segno, qualcosa, qualcuno. Appoggiò le mani sul davanzale e allungò la testa verso il tempo. I suoi grandi occhi si chiusero quasi per cercare di vedere più lontano possibile, ma non c’era nulla da vedere.

 Quando si sciacquò il viso si vide davanti allo specchio e non si riconosceva. Aveva delle grosse rughe scure e una barba bianca, una barba bianca di cui non ricordava il perché. La pelle gli si attaccava agli zigomi pronunciati e le labbra avevano delle crepe che gli ricordarono la sete. Pochi erano i denti che gli erano rimasti fedeli. Decise che non si sarebbe lavato mai più, forse fino al giorno dopo. Prese i vestiti rossi che erano ammucchiati sul pavimento e li indossò tutti. Ce ne era qualcuno più del necessario, ma (questa volta) decise di non farci caso. Entrò in cucina per trovare qualcosa da mangiare, ma c’era solo pane secco sul tavolo marrone. Pensò a tutte le volte che aveva pensato. Adesso si ritrovava con quella inospitale barba e il silenzio attorno a sé. Come ci era arrivato lo poteva immaginare e lo immaginò. Ma non era arrabbiato, non credeva che avrebbe fatto diversamente, non rimpiangeva il rumore che tante volte l’aveva circondato inutilmente e senza senso, le migliaia di persone che aveva inutilmente sfiorato, con cui aveva scambiato inutili parole.

Il vecchio ritornò alla finestra, si riaffacciò e sorrise. I suoi occhi erano aperti come non mai e non aspettavano di vedere nessuno. Era ancora, nuovamente, mattina.