Nota metodologica
Ogni
metodologia è sostenitrice di ideologia, di falsa coscienza. Il solo modo
per sottrarsi all’integrazione è sottrarsi ad ogni posizione, ad ogni
assunto, ad ogni dogma, ad ogni postulato e ad ogni dimostrazione. Anche
quest’ultima dichiarazione, dunque, è da intendersi come temporanea e non
definitiva.
“Una
società che si fondi su un insieme di norme ben definite e restrittive,
così che essere un uomo diventa sinonimo di obbedire a tali regole,
costringe il dissenziente a rifugiarsi in una terra di nessuno priva di
regole e quindi gli sottrae la sua ragione e la sua umanità”[1].
Aporia è fuori da logiche razional-funzionaliste, da previsioni e
profezie. Aporia nega sistemi di pensiero dogmaticamente euclidei.
Si
rifà molto a Feyerabend (“Contro il metodo”[2]e
“La scienza in una società libera”[3])
e Godel.
Aporia assume le tesi di Godel sull’indimostrabilità della non
contraddittorietà di un sistema formale dato dall’interno dello stesso,
che afferma che è impossibile l’esistenza di qualunque sistema coerente
che possa produrre verità aritmetiche: “In breve, Godel metteva in
evidenza che la dimostrabilità è una nozione più debole della verità,
indipendentemente dal sistema assiomatico considerato.”[4].
Essendo impossibile utilizzare alcun metodo scientifico, almeno in questo
spazio, aporia sarà il più possibile anarchica nella strutturazione del
ragionamento e in ogni dimostrazione. “La scienza è un’impresa
essenzialmente anarchica: l’anarchismo teorico è più umanitario e più
aperto a incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate
sulla legge e sull’ordine. […] La scienza […] è molto più vicina al mito
di quanto una filosofia scientifica sia disposta ad ammettere. Essa è una
fra le tante forme di pensiero che sono state sviluppate dall’uomo, e non
necessariamente la migliore. E’ vistosa, rumorosa e impudente, ma è
intrinsecamente superiore solo per coloro che hanno già deciso per una
certa ideologia, o che l’hanno accettata senza aver mai esaminato i suoi
vantaggi e i suoi limiti. […] la separazione di stato e chiesa dovrebbe
essere integrata dalla separazione di stato e scienza, che è la più
recente, la più aggressiva e la più dogmatica istituzione religiosa”[5].
La
scienza si è dimostrata spesso credenza, forma retorica che modella il
mondo, gli dà senso, lo sistematizza per implementare e sostenere
funzioni. Essa si è rivelata linguaggio per traduzioni e conversione di
significati, linguaggio del potere.
Una
giustificazione forse ancor più profonda della non-scelta metodologica, ma
che meriterebbe una trattazione a parte, è relativa ai problemi
linguistici (per esempio vedi le “varianze di significato” sempre in
“Contro il metodo”[6]),
e alla critica tecnocratica (“Tecnica e scienza come ideologia”[7]
1968, “Conoscenza e interesse”[8]
1968 J. Habermas). Per questi temi mi sottraggo impunemente e rimando alle
opere citate.